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Parmitano e il cibo spaziale

Parmitano e il cibo spaziale

Il cibo, per un astronauta, è qualcosa di veramente personale, quasi intimo. Quando uno dei protagonisti delle missioni spaziali è chiamato a parlarne, è tentato inevitabilmente di raccontare le allegorie che accompagnano la somministrazione degli alimenti preparati per essere assunti in assenza di gravità, il più delle volte idratandoli per poi scaldarli nel microonde. Invece l’alimentazione spaziale è una scienza che precorre i tempi e si basa su procedure rigorose che hanno portato a sviluppare, grazie alla NASA già ai tempi del programma Apollo, il protocollo HACCP volto a prevenire ogni possibile contaminazione del cibo e adottato dall’industria di settore e da quella artigianale. In ogni caso gli astronauti, che per il momento si limitano a girare intorno alla Terra, devono adattarsi a pratiche alimentari ormai consolidate con qualche eccezione concessa per ritrovare i sapori di casa. Luca Parmitano, il quale ha trascorso 166 giorni a bordo della stazione spaziale internazionale nel 2013 e primo italiano a effettuare l’attività extraveicolare, è intervenuto al Food & Science Festival di Mantova per spiegare come ci si nutre nelle lunghe missioni in orbita e quali sono le pratiche culinarie giornaliere. “Sulla carta non c’è differenza tra cibo spaziale e quello terrestre, nella sostanza sono completamente diversi. Il cibo conserva le proprietà organolettiche, ma si presenta e si consuma in modo particolare – sottolinea Parmitano – Il cibo disidratato richiede ovviamente l’aggiunta di acqua nella giusta proporzione, perché immetterne poca lo renderebbe immangiabile, troppa ne altererebbe il sapore più di quanto lo stato fisiologico renda difficile percepire i gusti. In assenza di gravità, infatti, i liquidi e il sangue affluiscono nella parte alta del corpo e si avverte la sensazione di naso tappato”. E mostra l’immagine dell’astronauta americana Karen Nyberg inebriata dal profumo di un’arancia fresca trasportata sulla ISS con un veicolo di rifornimento.

Il cibo arriva a bordo della stazione spaziale con i voli cargo automatici già pronto, precotto e confezionato in contenitori termostabilizzati, in modo da poter essere conservato per 18 mesi senza frigorifero. Qualche strappo alla regola è concesso. Gli astronauti europei possono personalizzare il 10% del proprio menu che, essendo made in Italy, viene apprezzato fortemente dagli altri membri d’equipaggio, pronti a condividerlo e spazzolarlo. Paolo Nespoli, prossimo alla sua terza missione spaziale, portò il parmigiano, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti hanno proposto lasagne, risotti, parmigiana di melanzane, caponata e perfino un tiramisù disidratato, alla fine risultato buono come quello della nonna. Cosa manca di più quando si è in orbita? “La freschezza e la croccantezza del cibo. Tuttavia, il pasto è un momento di aggregazione e ha un valore psicologico fondamentale – sottolinea Parmitano, che aggiunge: sapete qual è la cosa più preziosa che ogni astronauta ha a bordo? Il cucchiaio per mangiare. Un vero e proprio compagno di viaggio”.

Condimenti, così come sale e pepe, rigorosamente in forma liquida. L’acqua, contenuta in sacchetto, viene bevuta con la cannuccia. Quanto è libera forma bolle simili alla gelatina con cui spesso gli astronauti giocano a deglutire. Il ciclo dell’acqua, rigorosamente controllata e filtrata in ogni funzione e processo, prevede che il 95% venga riciclata e arricchita di sali minerali. E a tale proposito, Parmitano spiega come l’acqua utilizzata per preparare il caffè americano provenga da quella rilasciata dagli stessi astronauti nei giorni precedenti, dicendosi certo che risulti più pura di quella contenuta nelle bottiglie di plastica consumate sulla Terra. E osserva che tutta l’acqua presente sul pianeta è riciclata e trasformata da quattro miliardi di anni e probabilmente questo processo ha riguardato anche la pipì dei dinosauri.

Lancio duale per Ariane 5

Lancio duale per Ariane 5

Ariane 5 ha messo in orbita con successo i satelliti per telecomunicazioni SGDC e KOREASAT-7, realizzati da Thales Alenia Space, rispettivamente per il Brasile e per la Corea del Sud. Il lancio è avvenuto dallo spazioporto europeo Kourou, in Guyana Francese, alle 23:51 ora italiana di giovedì 4 maggio. Si è trattato della missione n. 236 del lanciatore europeo Ariane 5, supportato dai motori a propulsione solida e dalla turbopompa a ossigeno liquido sviluppati e costruiti da Avio. SGDC (Geostationary Defence and Strategic Communications Satellite) è un satellite duale (a uso civile-militare) per il cliente Visiona, joint venture tra l’azienda aeronautica Embraer e l’operatore di telecomunicazioni Telebras. Il satellite soddisferà le esigenze di telecomunicazioni satellitari sicure della difesa brasiliana e aiuterà anche a ridurre il divario digitale in Brasile. Questo programma riflette la stretta collaborazione tra Thales Alenia Space e il Brasile, includendo la formazione di 30 ingegneri brasiliani sulle tecniche dell’industria aerospaziale e l’integrazione sul satellite di un pannello realizzato dalla società brasiliana CENIC. KOREASAT-7 lanciato per il cliente sudcoreano KT Sat, fornirà l’accesso a Internet, a servizi multimediali, di trasmissione e di comunicazione fissa in Corea del Sud, nelle Filippine, in Indonesia e in India. Il satellite KOREASAT-5A è attualmente in fase di integrazione da parte di Thales Alenia Space e, successivamente, entrerà a far parte della flotta KT Sat. “Questo doppio lancio riflette l’eccellente lavoro di squadra tra Thales Alenia Space e i nostri clienti Visiona e KT SAT” – ha dichiarato Bertrand Maureau, Vice Presidente per le Telecomunicazioni di Thales Alenia Space – “Esso dimostra peraltro la nostra abilità nel  realizzare campagne di lancio congiunte per clienti diversi, oltre alla pluralità dei nostri servizi, l’ampia gamma dei nostri satelliti per le telecomunicazioni e il nostro profilo di business globale”. Nell’ambito del Programma SGDC, in Italia sono sati realizzati numerosi equipaggiamenti di bordo e del sottosistema di Telemetria, Comando e Ranging operante in modalità “sicura”. Tale sottosistema è stato progettato per garantire l’operatività del satellite SGDC anche in presenza di elevati livelli di interferenze sia naturali che intenzionali (jamming) ed è costituito  da una coppia di stazioni GMBB (Ground Military Base Band) installate presso i due Centri di Controllo Satellite Brasiliane e da due unità SST (Spread Spectrum Trasponder) operanti in banda Ka, installate a bordo del satellite. Telespazio per la missione SGDC ha supportato Thales Alenia Space nell’installazione, configurazione e messa in servizio delle antenne da 13 metri per le attività di TT&C nonché per gli equipaggiamenti dei centri di controllo a Brasilia e Rio de Janeiro. Il Centro Spaziale del Fucino ha gestito in coordinamento con lo stabilimento di Thales Alenia Space a Cannes, le attività di messa in orbita di entrambi i satelliti.

CHEOPS e gli esopianeti

CHEOPS e gli esopianeti

Il telescopio di CHEOPS, la missione europea per lo studio dei pianeti di altre stelle che sarà pronta al lancio entro la fine del 2018, è stato trasferito dall’Italia a Berna, dove sarà completata l’integrazione dello strumento. CHEOPS, CHaracterizing ExOplanet Satellite, è la prima delle missioni di classe S (Small) del programma “Cosmic Vision 2015-2025” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), destinata a misurare con precisione le caratteristiche fisiche ancora sconosciute di pianeti in sistemi planetari diversi dal Sistema Solare. Sviluppata congiuntamente con l’Ufficio Svizzero dello Spazio, il programma vede la guida dell’Università di Berna in consorzio con altri 11 paesi europei, tra cui spicca il contributo dell’Italia che ha disegnato gli specchi raccoglitori e l’ottica a ridosso del piano focale e che è stata responsabile dell’integrazione e del collaudo del telescopio, la cui struttura meccanica è stata fornita dall’Università di Berna.

Sotto la guida dell’ASI e dell’INAF, il telescopio è stato realizzato nei laboratori della Leonardo S.p.A. di Firenze, con la collaborazione di Thales Alenia Space di Torino e Medialario di Bosisio Parini. Il team italiano, di cui fanno parte anche ricercatori dell’Università di Padova e lo Space Science Data Center dell’ASI, ha contribuito alle attività scientifiche necessarie a definire i requisiti, a verificare le performance strumentali, a preparare l’analisi dei dati. Il piccolo satellite dal peso di 250 kg, inizierà la sua missione con un lancio del razzo Soyuz dalla base europea di Kourou, Guyana Francese, che lo porterà in un’orbita a 700 km di altezza con un’inclinazione di 98° rispetto all’equatore, dove opererà per almeno quattro anni.

“Fornito di un paraluce di lunghezza pari al tubo, il telescopio è stato progettato in modo di ottenere la massima riduzione della luce diffusa possibile per generare un’immagine volutamente de-focalizzata e sparpagliata su un’area di circa 765 pixel” osserva Roberto Ragazzoni dell’Osservatorio Astronomico INAF di Padova, Instrument Scientist del telescopio di CHEOPS. “In questo modo è possibile raggiungere una precisione elevatissima nelle misure fornite”.

Le misure di CHEOPS, molto precise, essendo scevre del nocivo effetto della scintillazione della nostra atmosfera, forniranno le informazioni mancanti per determinare ad esempio quale sia la struttura interna dei pianeti, se rocciosa o gassosa, oppure se vi siano nei sistemi planetari investigati altri corpi non visti in precedenza, come altri pianeti oppure lune e eventuali anelli planetari.

Una parte del tempo del satellite sarà dedicata a completare e migliorare le misure fatte dal satellite TESS della NASA, un cacciatore di pianeti che sarà messo in orbita nel 2018, e che fornirà a CHEOPS molti oggetti da investigare con maggiore precisione. “I dati raccolti aiuteranno a comprendere i meccanismi di formazione ed evoluzione delle super-terre e dei pianeti di massa nettuniana, e per identificare un numero rilevante di pianeti con atmosfere in un ampio intervallo di masse, distanze dalla stella ospite, e parametri stellari”, osserva Isabella Pagano dell’Osservatorio Astrofisico INAF di Catania, responsabile scientifico in Italia per CHEOPS.   “Questi dati saranno preziosi per la programmazione delle osservazioni mirate a comprendere la composizione e la struttura delle atmosfere planetarie, uno degli obiettivi del James Webb Space Telescope (JWST) che la NASA e l’ESA lanceranno sempre nel 2018”.

“CHEOPS è solo il primo di una serie di missioni spaziali dell’ESA che cambieranno radicalmente la nostra visione dei mondi al di fuori del nostro Sistema Solare” conclude Giampaolo Piotto dell’Università di Padova, membro del Team Scientifico di CHEOPS che sta selezionando i sistemi esoplanetari che CHEOPS dovrà osservare.

“La filosofia delle missioni Small dell’ESA è realizzare esperimenti scientifici dallo spazio di costo contenuto e con una tempistica relativamente breve, ma non per questo meno ambiziosi ed importanti di altre missioni che fanno parte del Programma Scientifico” sottolinea Barbara Negri, responsabile dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’ASI.

“Fare in modo che il telescopio, una volta in orbita, garantisca le prestazioni richieste dagli scienziati ha richiesto la produzione di diversi modelli di sviluppo su cui sono stati effettuati test e verifiche all’interno di una pianificazione temporale particolarmente sfidante. Ciò ha consentito che l’ottica del telescopio sia pronta, a meno di 4 anni dall’inizio delle attività industriali” aggiunge Mario Salatti, Program Manager ASI del progetto.

 

 

 

Thales con l’India sulla Luna

Thales con l’India sulla Luna

Thales Alenia Space è stata selezionata da TeamIndus, compagnia privata indiana di esplorazione spaziale, per fornire il trasponder integrato in banda S a bordo del suo sistema di comunicazioni del veicolo che giungerà sulla Luna per trasmettere video e immagini dal rover. Il veicolo che TeamIndus sta costruendo è destinato, secondo il programma della missione, ad allunare nei primi del 2018. Il veicolo rilascerà un rover che si sposterà di almeno 500 metri e trasmetterà video e immagini in alta risoluzione sulla Terra. “Il veicolo di TeamIndus è progettato per trasportare 20 Kg di carico sulla superficie lunare e si basa su solidi sistemi di volo e per le operazioni di superficie” – ha dichiarato Rahul Narayan, Fleet Commander di TeamIndus, che ha scelto di avvalersi di Thales Alenia Space come valido partner per la fornitura dei sottosistemi essenziali per il successo della missione. TeamIndus è uno dei 5 finalisti della gara Google Lunar XPRIZE®. TeamIndus ha siglato un contratto di lancio commerciale con Antrix Corporation per il lancio di un PSVL (Polar Satellite Launch Vehicle) e ha vinto precedentemente un premio da 1 Milione di dollari come riconoscimento del suo avanzamento tecnologico.

Tecnologia 4.0 per satelliti

Tecnologia 4.0 per satelliti

Thales Alenia Space ha annunciato la costruzione di un nuovo sito a Hasselt, in Belgio, per l’assemblaggio automatizzato di celle fotovoltaiche ( PVA) sui pannelli solari per la generazione di energia. Con un budget globale di circa 20 Milioni di Euro, il nuovo sito, primo nel suo genere in Europa, intende divenire una vetrina per l’approccio produttivo Industria 4.0 di Thales Alenia Space. Il sito è complementare con le attività del centro PVA di Leonardo a Nerviano dove sono progettati e realizzati assemblaggi di pannelli fotovoltaici per i maggiori programmi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).  La nuova industria 4.0 permetterà alla Space Alliance e ai suoi azionisti di fornire soluzioni altamente competitive per l’assemblaggio fotovoltaico per tutti segmenti di satelliti. Thales Alenia Space ha deciso di sviluppare la produzione di assemblaggi fotovoltaici attraverso l’utilizzo di  tecnologie avanzate, capitalizzando al contempo le competenze dei team che sono alla base del processo. Le nuove tecniche includono l’assemblaggio robotizzato dei pannelli, la digitalizzazione del processo produttivo con la conseguente gestione digitale dei dati e della tracciabilità, incluso i test e le verifiche online, e utilizzo di tecnologie di realtà aumentata. Persone e macchine condividono l’ ambiente lavorativo, in un connubio armonioso tra capacità fisiche e cognitive,  aprendo così nuove possibilità in termini di maggiore efficienza e flessibilità. L’acquisizione e la rapida analisi dei dati provenienti da diverse sorgenti forniscono valore aggiunto e competitività: Thales Alenia Space pone attenzione alla gestione competente dei dati provenienti dai suoi processi di Ingegneria e di Produzione. L’industria spaziale sta subendo una profonda trasformazione, che comprende l’avvento di nuovi operatori e nuove iniziative che portano a un significativo cambiamento industriale. Mentre l’innovazione continua a giocare un ruolo strategico in un contesto competitivo,  le società devono imprescindibilmente ottimizzare i loro processi e trasformare i piani della produzione per  rispondere alle esigenze di mercato in termini di costo e ritmi di produzione accelerati.

“Con la costruzione di un centro di eccellenza di produzione automatizzata, Thales Alenia Space conferma la sua posizione all’avanguardia nell’innovazione e la sua capacità di accompagnare i propri partner nella significativa evoluzione dell’industria spaziale. Il sito sarà il primo ad essere dotato di un software automatizzato, unico al mondo per questo tipo di prodotti spaziali ”  –  ha dichiarato Jean Loïc Galle, CEO di Thales Alenia Space  –  “ Questo progetto è la messa in atto di una strategia aziendale orientata ad aumentare la nostra presenza in Europa, in piena complementarità con i siti già esistenti. Ampliamo la nostra offerta globale, trasformiamo i nostri metodi di produzione e acquisiamo la capacità di rispondere rapidamente alle necessità del mercato in veloce evoluzione nel quale operiamo”. Gli assemblaggi fotovoltaici saranno realizzati direttamente all’interno della nuova struttura di Hasselt e saranno poi integrati nei pannelli solari nello stabilimento di Cannes, in Francia.I pannelli solari sono un parte essenziale dei satelliti di telecomunicazione che imbarcano la piattaforma Spacebus realizzati da Thales Alenia Space. Gli operatori delle telecomunicazioni di oggi esigono soluzioni snelle e flessibili, prodotti innovativi e affidabili, monitoraggio in tempo reale del processo di produzione, un alto grado di tracciabilità e cicli di lavoro più brevi. Essi stanno lanciando su larga scala progetti come  le mega-costellazioni che richiedono tecnologie dirompenti e implicano sfide senza precedenti sia in termini di tecnologia che di tassi di produzione. Attraverso il suo approccio Industria 4.0, Thales Alenia Space si sta preparando ad raccogliere queste sfide. La costruzione di questo nuovo sito, inoltre, si inquadra perfettamente nel piano strategico di Thales Alenia Space, che include un incremento della propria presenza in quei Paesi chiave che stanno investendo molto nel settore spaziale.

Orion slitta al 2019

Orion slitta al 2019

Chi sperava di vedere in orbita nel 2018 Orion con il nuovo sistema di lancio SLS dovrà attendere almeno un anno. E di conseguenza il primo equipaggio sarà a bordo della capsula del futuro della NASA solo agli inizi del prossimo decennio. Il rapporto diffuso agli inizi di aprile dall’ufficio dell’ispettore generale della NASA ammetteva la necessità di effettuare ulteriori verifiche tecniche, una delle quali connessa alla progettazione dello scudo termico, facendo presagire il rinvio di Exploration Mission 1 e 2. A confermare il ritardo è arrivata una una lettera del responsabile dell’esplorazione umana della NASA, Bill Gerstenmaier, che si dichiara d’accordo con il Government Accountability Office degli Stati Uniti, secondo cui mantenere novembre 2018 come data del lancio non è nell’interesse del programma, ed è opportuno stabilire un nuovo traguardo nel 2019. La NASA aveva previsto il lancio inaugurale di SLS-Orion con la Exploration Mission 1 (EM-1) entro novembre 2018, seguita nel 2021 dalla EM-2 che dovrebbe portare un equipaggio di astronauti a bordo. Al ritardo del programma, oltre al processo di revisione del budget per il 2018, sembra abbiano contribuito negativamente anche il danneggiamento del Michoud Assembly Facility di New Orleans, colpito da un violento tornado nel febbraio 2017, e il processo di sviluppo e verifica di alcuni software dei sistemi di terra del Kennedy Space Center. Inoltre, si registrano ritardi anche nella consegna del modulo di servizio EDM fornito dall’ESA, che, trasferito da Thales Alenia Space al primo contraente Airbus, viene sottoposto alle integrazioni finali. Sulla riprogrammazione del primo volo di Orion pesa anche la richiesta formulata dal presidente americano Trump, il quale vorrebbe subito un equipaggio a bordo di Exploration Mission 1. In tal caso, è facile ritenere un ulteriore slittamento.