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GAIA disegna la Via Lattea in 3D

GAIA disegna la Via Lattea in 3D

The Milky Way Shines on ParanalHa preso il via dallo spazioporto europeo di Kourou nella Guyana Francese, a bordo del razzo vettore Soyuz Fregat, la missione del satellite astronomico Gaia dell’Agenzia spaziale europea, dedicata allo studio della composizione, formazione ed evoluzione della Via Lattea.  Alle 10:12 del 19 dicembre si sono accesi i motori sulla rampa di lancio e 42 minuti dopo la partenza Gaia si è separata dallo stadio superiore del vettore dispiegando i pannelli solari e mantenendo il regolare assetto in moto inerziale. Dal centro operativo dell’ESA a Darmstadt, in Germania, preposto al controllo della missione in tutte le sue fasi iniziali, è arrivato l’ok al corretto funzionamento degli apparati di bordo e alla predisposizione dell’accensione per trenta minuti dei razzi di manovra, programmata 27 ore dopo il lancio, che trasferirà Gaia nella sua posizione operativa orbitale L2, punto di equilibrio di Lagrange a a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, in direzione opposta a quella del Sole, che rappresenta il punto ideale per l’osservazione dello spazio.

Per cinque anni Gaia misurerà posizione, velocità e colori per oltre un miliardo e mezzo di stelle, grossomodo un centesimo della popolazione stellare della nostra galassia, di cui produrrà una mappa tridimensionale: il più grande censimento stellare mai eseguito dall’uomo. Gaia è una macchina fantastica capace di censire in luce visibile tutti gli oggetti sulla volta celeste fino alla magnitudine 20, ovvero circa 1.000.000 di volte più deboli di quelli visibili ad occhio nudo.

Di notevole importanza il contributo alla missione dell’Italia alla missione, che con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’INAF partecipa al DPAC (Data Processing and Analysis Consortium, il consorzio a cui è affidata l’elaborazione dell’enorme quantità di dati trasmessi da Gaia) con una quota seconda solo a quella francese, grazie ai contributi dagli Osservatori INAF di Bologna, Catania, Napoli, Padova, Roma, Teramo, Torino (sede della PI-ship Italiana) e Trieste e con lo Science Data Center dell’ASI.

ALTEC è il responsabile industriale del centro italiano di elaborazione dei dati della missione Gaia, il DPCT (Data Processing Center Torino) del quale cura la progettazione, lo sviluppo e la gestione, in stretta collaborazione con l’OATo – Osservatorio Astrofisico di Torino dell’INAF e su contratto dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana.

Image converted using ifftoanyGaia è realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea, anche per la parte della strumentazione scientifica che consiste di due telescopi con campi di vista diversi e piano focale in comune, una serie di specchi e più di cento CCD che corrispondono a quasi un miliardo di pixel Gaia scansionerà continuamente tutto il cielo sfruttando i moti di rotazione e di precessione del satellite: ogni zona del cielo viene osservata circa settanta volte durante la vita operativa del satellite. Gaia otterrà dati astrometrici di oltre un miliardo di stelle con una precisione duecento volte maggiore di quelli di Hipparcos e informazioni astrofisiche sulla luminosità nelle diverse bande spettrali che permetteranno di studiare in dettaglio la formazione, la dinamica, la chimica e l’evoluzione della nostra galassia. Sarà anche possibile individuare pianeti extrasolari e osservare asteroidi, galassie e quasars.

IL RUOLO DELL’ITALIA

L’Osservatorio Astronomico di Bologna responsabile della calibrazione assoluta del sistema spettrofotometrico di Gaia. L’attività dell’Osservatorio Astrofisico di Catania e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania riguarda la rivelazione e la caratterizzazione della variabilità di stelle di tipo solare e di stelle giovani di piccola massa. Queste stelle presentano modulazione rotazionale della radiazione emessa dovuta a disomogeneità superficiali, dalla quale è possibile misurare accuratamente il periodo di rotazione, e brillamenti (flares) dovuti a fenomeni magnetici superficiali. Due i filoni seguiti dall’Osservatorio di Arcetri. Uno degli obiettivi è seguire con estremo dettaglio il moto degli asteroidi e apprezzare l’effetto delle loro mutue perturbazioni gravitazionali. Questo permetterà di misurare con una buona precisione le masse dei cento asteroidi maggiori. Inoltre attraverso le misure di luminosità, sarà possibile determinare il moto di rotazione e la forma di qualche decina di migliaia di asteroidi. Inoltre, ad Arcetri viene preparata la parte di software per la prima elaborazione dei dati grezzi che la missione ci invierà per questi oggetti. Gli spettri di 100.000 stelle forniranno il primo quadro omogeneo della distribuzione della cinematica e chimica nella Via Lattea e la combinazione con l’astrometria di Gaia permetterà di comprendere in dettaglio la storia della formazione delle diverse popolazioni che compongono la Galassia, sia quelle giovani sia quelle più antiche.

italian-gaiaL’Osservatorio Astronomico di Padova ha lavorato alla missione Gaia fin dalla fine degli anni Novanta contribuendo alla stesura dei ”casi” scientifici attraverso i quali si sono potute determinare le caratteristiche della strumentazione spettrofotometrica di bordo del satellite. La maggior parte del contributo dell’Osservatorio di Padova si concentra sulle attività di classificazione degli oggetti osservati, sulla calibrazione dei loro parametri astrofisici degli e sulla preparazione del Catalogo Gaia.

L’Osservatorio Astronomico di Napoli si occupa della caratterizzazione delle stelle variabili, in particolare di RR Lyrae e Cefeidi, nel flusso di dati di Gaia, con particolare riguardo circa la definizione di algoritmi e procedure per la caratterizzazione delle variabili e la scrittura del relativo software. In questo contesto si occupa prevalentemente della individuazione ed implementazione di algoritmi per il riconoscimento, la classificazione dettagliata e la caratterizzazione completa dei parametri (periodo, luminosità etc) delle due classi di variabili pulsanti più importanti in astrofisica: le Cefeidi Classiche e le RR Lyrae. Questi oggetti, infatti, sono fondamentali “pioli” per la scala delle distanze extragalattiche. Uno dei compiti fondamentali del satellite Gaia é proprio la calibrazione delle relazioni che rendono questi oggetti delle candele campione (ad esempio la relazione Periodo-Luminosità delle Cefeidi) e che sono tipicamente utilizzate per calibrare indicatori di distanza secondari (come le Supernovae) in grado di arrivare a distanze di interesse cosmologico e di fornire vincoli alla costante di Hubble e all’età dell’Universo.

L’Osservatorio Astronomico di Roma, in collaborazione con ASI-ASDC, ha contribuito al sistema di riduzione dati di Gaia, ovvero un algoritmo in grado di separare i flussi luminosi stellari per rendere misurabili i segnali generati da tali sorgenti. Il modulo capace di eseguire questa operazione sarà di grande importanza per la riduzione dei dati raccolti da Gaia e in generale per la buona riuscita della missione.

L’Osservatorio Astronomico di Teramo lavora al trattamento dei dati fotometrici raccolti da Gaia.  Le misure fotometriche sono fondamentali da due punti di vista: serviranno a rendere più accurate le misure di posizione nel campo astrometrico e saranno utili a determinare parametri astrofisici importanti (come, ad esempio, la temperatura di tutte le stelle osservate).

Il coinvolgimento in Gaia dell’Osservatorio Astrofisico di Torino è la naturale evoluzione della partecipazione alla missione Hipparcos e fonda le sue ragioni su una secolare tradizione e competenza nel campo dell’Astrometria. Il nodo di Torino copre un ruolo primario nella formulazione del modello relativistico per la trattazione della propagazione luminosa con la Relatività Generale  e relativi test di fisica fondamentale, tra i quali verifiche di teorie volte alla quantizzazione della gravità e l’esperimento sulla deflessione gravitazionale dovuta al quadrupolo di Giove, prevista dalla Relatività Generale  e mai misurata. Contributi fondamentali riguardano anche pianeti extrasolari, stelle non singole, corpi minori del sistema solare, parametri astrofisici). Inoltre l’Osservatorio Astrofisico di Torino ha la responsabilità primaria dello sviluppo di algoritmi e sistemi dedicati al rilevamento e caratterizzazione di asteroidi, nonché di sistemi planetari extrasolari.

Particolarmente significativi ed innovativi sono stati per ALTEC la progettazione e lo sviluppo del DPCT di Torino, legati alle peculiarità della missione ed alla necessità di realizzare una infrastruttura sofisticata ed affidabile, in grado di gestire la complessità degli algoritmi scientifici coinvolti e l’enorme mole di dati da trattare ed archiviare (fino a un Peta Byte – un milione di milardi – con accesso veloce e sicuro).  In questo contesto, il DPCT si è anche integrato al supercomputer del CINECA (tra i più potenti al mondo) per espandere la potenza di processamento del sistema, per l’esecuzione del software scientifico GSR (Global Sphere Reconstruction). Il DPCT sarà uno dei primi centri a ricevere i dati dal satellite pochi giorni dopo il lancio. Durante la fase di trasferimento nel punto lagrangiano L2, il satellite inizierà ad inviare a terra alcuni dati del payload ed in particolare quelli relativi al BAM. Ciò implicherà l’immediata attivazione del DPCT per la ricezione, processamento ed analisi dei primi dati dello strumento. I dati di AIM inizieranno ad essere inviati non appena il satellite sarà in L2. Completata la messa in servizio, dal 91° giorno inizierà la missione nominale del satellite con una durata prevista di 5 anni.

Intervista di Marco Galliani al responsabile italiano della Missione ESA Gaia, Mario Lattanzi, astronomo presso l’INAF – Osservatorio astrofisico di Torino.

LE DICHIARAZIONI DOPO IL LANCIO DI GAIA

Il lancio di GAIA è un nuovo grande successo per la scienza dell’ESA. L’obiettivo è – sottolinea il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – quello di fare precise e dettagliate osservazioni stereoscopiche di oltre un miliardo di oggetti che fanno parte della nostra Galassia. Dai dati provenienti dai telescopi di Gaia ci aspettiamo, quindi, risultati di particolare rilievo nel campo dell’astrometria, notevolmente migliori rispetto ai risultati ottenuti dal satellite Hipparcos. Questa missione, come quelle passate, presenti e future, vede molta Italia impegnata in prima persona, grazie al contributo dell’ industria e della ricerca che si svolge nel nostro Paese.

La missione GAIA rivoluzionerà le nostre conoscenze della Via Lattea ed, in particolare, indagherà sulla nascita ed evoluzione di stelle e pianeti extrasolari, – dice Barbara Negri, responsabile ASI dell’Esplorazione e Osservazione dell’Universo. Ci si aspetta, infatti, che GAIA riveli la storia della nostra Galassia, descrivendo con grande precisione il suo stato attuale e permettendoci così di prevedere la sua futura evoluzione. Il Data Centre realizzato a Torino presso ALTEC, che utilizzerà anche il supercalcolatore FERMI installato presso il CINECA di Bologna, è stato dimensionato per poter gestire ed archiviare l’enorme mole di dati che saranno raccolti dal satellite GAIA durante la sua vita operativa.

La missione GAIA – dice Giovanni Bignami Presidente dell’INAF – testimonia l’eccellenza nell’astrofisica del nostro paese. Sono ben 8 gli istituti e gli osservatori dell’INAF che contribuiranno al successo della missione a cui si aggiunge l’ASI Data Center (ASDC) dove operano ricercatori INAF e ASI.  Un’eccellenza che ci viene riconosciuta nei consessi internazionali grazie anche al contributo di tanti giovani ricercatori che meritano di poter svolgere il loro lavoro senza dover abbandonare il proprio paese.

Per la prima volta potremo misurare direzioni e distanze su scala galattica, dice Mario Lattanzi dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino e responsabile del gruppo di coordinamento italiano. È come quando i cartografi hanno disegnato le prime mappe per guidare i capitani delle navi. Gaia misurerà 2 miliardi di stelle e tutti gli oggetti cosmici che riuscirà a raggiungere con telescopi e sensori. In cinque anni avremo la più grande mappa celeste mai realizzata.

Il Data Processing Center Italiano a Torino ha costituito una grande sfida tecnologica dal punto di vista realizzativo che ha messo alla prova con successo le nostre capacità tecniche – dice Luigi Maria Quaglino, Amministratore Delegato di ALTEC – e ora siamo pronti nella fase operativa a fornire il necessario supporto industriale al team scientifico per un pieno sfruttamento dei dati.

La Cina è sulla Luna

La Cina è sulla Luna

Sinus IridiumLa Cina è la terza potenza spaziale a sbarcare sulla luna. La sonda automatica Chang’e-3, lanciata il 2 dicembre 2013 dalla base dell’Agenzia Spaziale Cinese (CNSA) situata a Xichang nella provincia di Sichuan nel sud della Cina, è allunata con successo il 14 dicembre toccando il suolo all’interno del cratere denominato Sinus Iridium (Baia degli arcobaleni). La fase finale di discesa – iniziata a 15 chilometri di altezza – è durata dodici minuti. E’ il primo allunaggio dopo quello effettuato nel 1976 dalla sonda sovietica Luna 24. Nella mitologia cinese Chang’e è il nome di una fanciulla che abita in un palazzo di giada sulla Luna. La missione Chang’e-3, preceduta da quelle lanciate nel 2007 e 2010 che hanno permesso di trasferire in orbita le prime due sonde con la medesima denominazione, è stata concepita per fare scendere sulla superficie selenita un rover battezzato “Coniglio di giada”, come l’animale mitologico che accompagna Chang’e e le prepara l’elisir dell’immortalità.

Durante il viaggio dalla Terra alla Luna la sonda Chang’e 3 ha effettuato due correzioni di rotta, decelerando prima di immettersi in un’orbita circolare a una quota media di 100 km. Il 9 dicembre il propulsore è stato riacceso per consentire di immettere Chang’e 3 in un’orbita ellittica con una distanza massima di circa 100 km ed una minima di 15 km dalla superficie lunare. Da questa altezza è iniziata la manovra di discesa che ha avuto il suo momento cruciale una volta giunta a 100 metri dal suolo, quando Chang’e 3 si è diretta verso la zona ottimale del touch-down guidata dal sistema di controllo e dalla telecamera di bordo. A 4 metri dalla superficie, lo spegnimento del propulsore e la caduta a una velocità di 13 km/h ammortizzata dalle quattro zampe di cui è dotata la sonda. Le comunicazioni fra la sala di controllo della CNSA e la sonda Chang’e 3 sono avvenute con il supporto della nuova base dell’Agenzia Spaziale Europea di Norcia. Dopo l’allunaggio c’è l’attivazione del rover Yutu, a sei ruote, alimentato a energia solare e del peso di 140 kg, che inizierà a muoversi in superficie fotografando la sonda madre, da cui verrà ripreso a sua volta. Grazie a un braccio robotico, equipaggiato con uno spettrometro a raggi x che emette particelle alpha, il rover può studiare la composizione chimica di rocce e suolo.

Gli scienziati cinesi prevedono che il rover possa coprire una distanza di dieci chilometri, funzionando per almeno tre mesi, mentre la sonda dovrebbe trasmettere per un anno. Dopo questa missione, che mira a provare la capacità di analizzare gli aspetti geologici del satellite naturale della Terra, la Cina conta di effettuare un allunaggio con taikonauti entro il 2025, preceduto dalla costruzione di un laboratorio spaziale in orbita terrestre.

Parmitano: pesce rosso in una boccia

Parmitano: pesce rosso in una boccia

L’astronauta Luca Parmitano fa il resoconto della missione Volare, nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana, iniziando dall’incidente occorsogli nella seconda attività extraveicolare condotta durante la permanenza a bordo della stazione spaziale internazionale, quando la rottura di un dispositivo di regolazione del flusso dell’acqua ha rischiato addirittura l’annegamento cosmico. Una situazione tanto paradossale quanto drammatica per come si è sviluppata e, per fortuna, risolta grazie alla straordinaria freddezza del suo protagonista e alla prontezza e collaborazione dei suoi colleghi di equipaggio. Nella sua prima conferenza stampa italiana dopo il rientro a terra, Parmitano ha riferito che la commissione d’inchiesta della Nasa, incaricata di individuare le cause dell’incidente avvenuto durante la seconda attività extraveicolare, ha stabilito che le azioni da lui condotte nei momenti cruciali dell’emergenza nel vuoto hanno contribuito a salvargli la vita. E questo è un titolo di merito assoluto per chi si è ritrovato a vivere un’esperienza mai capitata ad altro astronauta. Era il 16 luglio quando il casco di Luca Parmitano iniziò a riempirsi di acqua, facendolo sentire “come un pesce rosso in una boccia”. Il problema è stato individuato in un’avaria alla pompa che separa il flusso dell’acqua da quello dell’aria, che deve essere rimessa in circolo e tornare nel casco perché l’astronauta possa respirare. Lo strumento funziona grazie a una centrifuga che ruota a 19mila giri al minuto ed è dotata di 8 buchi per il drenaggio del liquido. A causare le perdita sarebbe stata l’ostruzione di questo fori che ha impedito all’acqua di defluire. In assenza di gravità, l’acqua è risalita per il tubo formando una bolla davanti al viso di Parmitano che ha rischiato, incredibile ma vero, di farlo affogare. E’ certo che la preparazione del maggiore pilota dell’Aeronautica Militare Italiana è stata determinante per superare la singolare, pericolosa quanto imprevista criticità, conservando pieni lucidità e controllo della situazione. Le tute destinate alle prossime Eva saranno dotate di un piccolo snorkel agganciato con del velcro che consentirà agli astronauti di respirare anche se il casco dovesse allagarsi.

Di fronte a 150 studenti invitati dall’ASI, alla presenza del presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Enrico Saggese, del direttore dell’Esrin e dei programmi di Osservazione della Terra dell’Esa, Volker Liebig, e del capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Pasquale Preziosa, l’astronauta Parmitano ha ringraziato l’Italia come sistema formativo e l’Arma Azzurra a cui appartiene, e ha fatto il resoconto dei 166 giorni trascorsi in orbita, durante i quali ha svolto 33 esperimenti che hanno riguardato in particolare la fisiologia umana in assenza di gravità e lo studio sui combustibili green, e sottolineato l’importante contributo offerto dall’Itallia alla ricerca scientifica e spaziale, osservando come sia fondamentale guardare oltre la Terra. “Da sempre l’uomo ha guardato verso le stelle cercando di comprendere cosa c’è. Adesso dei mezzi e la possibilità di concretizzare questa nostra ricerca, non solo con le sonde ma anche con l’uomo”. Completata la fase di riabilitazione piena alla gravità terrestre, Luca Parmitano si dedicherà a fornire il suo contributo e la sua esperienza ai programmi futuri, con la speranza di fare da trainer agli equipaggi che saranno scelti per andare su Marte. Il presidente dell’ASI, Enrico Saggese, ha definito Luca Parmitano il migliore ambasciatore della scienza, della tecnologia e dell’ingegno italiano.

Missione HyPlane: Turismo spaziale per un nuovo Rinascimento

Missione HyPlane: Turismo spaziale per un nuovo Rinascimento

Locandina Convegno 5 dicembreL’Espansione della Civiltà nello Spazio Geo-Lunare  è l’argomento di discussione lanciato da Space Renaissance Italia, da cui si dipartono momenti di confronto localizzati in varie realtà del territorio nazionale. Giovedì 5 dicembre 2013 è stata la volta della Biblioteca Comunale “Alfonso Ruggiero”  del Comune di Caserta, che ha ospitato il convegno “Missione HyPlane – Il Turismo spaziale per un nuovo Rinascimento” e registrato gli interventi di Sonia Randazzo (SGM Engineering)  Gennaro Russo (Co-Founder & CEO of TRANS-TECH s.r.l.) Raffaele Savino (Professore Universitario di Scienza ed Ingegneria dello spazio presso Università degli Studi di Napoli).

Secondo le stime ufficiali dell’ONU, alla fine del secolo corrente la popolazione mondiale potrà raggiungere gli 11 miliardi di individui. Per contro, secondo studi recenti effettuati presso l’Università di Washington  per quella data la metà della popolazione mondiale potrebbe essere colpita da una profonda crisi alimentare, e c’è chi sostiene che le risorse naturali potranno sostenere la vita di solo un miliardo di persone – ha riportato Gennaro Russo presidente di Space Renaissance Italia e amministratore unico della start up innovativa TRANS-TECH srl. Le ricette proposte sono diverse; quella certamente più positiva e naturale è l’allargamento dello spazio vitale della nostra civiltà, in zone dove sia possibile trovare nuove risorse. È infatti oggi del tutto noto che il sistema solare costituisce una fonte praticamente infinita di risorse, a partire dall’energia, ai metalli pesanti, all’elio 3, alle terre rare usate nel campo dell’elettronica. La tecnologia odierna rende di fatto abbastanza probabile e facile l’industrializzazione dello spazio, ma perché questo si realizzi è indispensabile una rivoluzione culturale che dia al privato il compito di sviluppare il settore.

“Noi di Space Renaissance Italia riteniamo che l’Italia abbia grandi risorse e che sia in grado di dare un contributo importante al nuovo rinascimento, sia in Italia che nel mondo. Abbiamo la presunzione di dire che, questa volta, se la rinascita non inizierà in Italia, non ci sarà affatto. Ci manca solo un’adeguata leadership… e noi, associazione no-profit, ci candidiamo al ruolo” – ha dichiarato Russo. Space Renaissance Italia intende alimentare questa visione e per questo ha definito un programma strategico multi-linguaggio, concentrato sul Turismo Spaziale e composto da alcuni progetti che coinvolgono le varie forme espressive della cultura umana (scienza, letteratura, musica, danza, filosofia, pittura ed arti in genere), tutti ugualmente importanti e complementari.

Il progetto Enjoy The Experience mira a diffondere concretamente tra il pubblico generico (turisti) esperienze spaziali dirette più o meno complesse e costose; dai voli su piccoli aerei da turismo a quelli su aerei commerciali che, percorrendo traiettorie paraboliche, producono brevi periodi di assenza di gravità. E poi l’esperienza dei voli suborbitali già offerti da Virgin Galactic e prestissimo da altri come SXC/XCOR.

L’obiettivo del progetto Design The Future è quello di stimolare le istituzioni italiane, i centri di ricerca e le industrie ad investire e lanciare attività verso lo sviluppo di una capacità italiana sul Turismo Spaziale. Seguendo la logica “a closer space and aeronautics”, la visione di Space Renaissance Italia è tra l’altro quella di guardare ad un velivolo ipersonico di piccole dimensioni – ha sostenuto Raffaele Savino, professore all’Università Federico II di Napoli e vice-presidente di Space Renaissance Italia.

HyplaneHyPlane, questo il nome del velivolo, dimostra che l’uso di un adeguato mix di tecnologie aeronautiche e spaziali rende possibile progettare e realizzare uno spazioplano da 6 posti capace di volare alla velocità di Mach 4-5, in grado di decollare e atterrare orizzontalmente all’interno del sistema di norme che disciplinano gli aeroporti comuni. Tale velivolo – ha illustrato Savino – può realizzare un volo caratterizzato da una serie di parabole da Turismo Spaziale fino a quote oltre i 60 km, ma può anche volare per distanze di 6000 km in meno di 2 ore a oltre 30 km di quota. I vantaggi di decollare senza l’aiuto di un aereo madre, di realizzare un certo numero di parabole per voli di Turismo Spaziale invece di una sola, e di realizzare voli punto-punto con crociera a velocità di circa 4000 km/h, suggeriscono di parlare di Space Tourism 2.0 che allargherà l’orizzonte verso futuri passi.

All’evento, introdotto dal Sindaco della Città di Caserta, Pio del Gaudio, e dall’ assessore alla cultura Felicita De Negri, erano presenti rappresentanti dell’università, dell’industria, delle scuole superiori e militari. L’interesse suscitato dalla materia ha consentito di ipotizzare la realizzazione di seminari presso le scuole di diversi ordini e grado, in linea con il progetto Outreach di Space Renaissance Italia che ha l’obiettivo di portare in giro negli ambiti formativi la visione del Nuovo Rinascimento Spaziale.

La missione di Samantha Cristoforetti si chiamerà FUTURA

La missione di Samantha Cristoforetti si chiamerà FUTURA

Samantha_CristoforettiLa Missione spaziale ISS 42/43 del settimo astronauta tricolore e prima italiana nello spazio, Samantha Cristoforetti, è stata battezzata: si chiamerà FUTURA. Il nome è stato scelto in seguito a una call for ideas lanciata lo scorso 4 novembre dall’Agenzia Spaziale Italiana, dall’Agenzia Spaziale Europea e dall’Aeronautica Militare. L’iniziativa “Dai un nome alla Missione di Samantha Cristoforetti” ha avuto l’obiettivo di invitare il grande pubblico e tutti gli appassionati di tematiche spaziali, senza limiti di età, a contribuire all’ideazione del nome italiano ufficiale della Missione ISS 42/43, rispondendo all’annuncio di Samantha Cristoforetti e di Luca Parmitano. Tra le oltre mille proposte arrivate, in base ai criteri di originalità, creatività e agli aspetti del volo spaziale indicati da Samantha Cristoforetti nel suo annuncio, FUTURA è stato il nome più proposto.  FUTURA sarà, quindi, il nome italiano ufficiale della Missione ISS 42/43 e verrà impiegato per realizzare gadget, magliette e tutto il materiale di comunicazione della missione stessa in ambito europeo.

Dopo aver trovato il nome, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea e l’Aeronautica Militare chiedono adesso un nuovo contributo al grande pubblico con il concorso a premi “Disegna la Missione di Samantha Cristoforetti”. L’obiettivo è l’ideazione di un disegno che rappresenti la partecipazione italiana alla Missione ISS 42/43 e la migliore proposta verrà utilizzata come concept grafico per elaborare il logo italiano della Missione. Anche questa volta, il concorso è rivolto a tutti i cittadini italiani e/o residenti in Italia, senza limiti di età, che potranno inviare la propria proposta a:

logomissionecristoforetti@asi.it.

Il disegno per il logo dovrà contenere al suo interno il nome italiano ufficiale della Missione ISS 42/43, “FUTURA” e dovrà simbolicamente rappresentare almeno uno dei seguenti elementi: ricerca, scoperta, scienza, tecnologia, esplorazione, ispirazione, meraviglia, avventura, viaggio, eccellenza, lavoro di squadra, umanità, entusiasmo, sogno e nutrizione. In palio un incontro con Samantha Cristoforetti, nel corso del quale il vincitore avrà l’opportunità di conoscere dal vivo le sue attività, e la partecipazione in Italia alla diretta del lancio della Missione ISS 42/43.

Samantha Cristoforetti è parte del corpo degli astronauti dell’ESA ed è pilota dell’Aeronautica Militare. Selezionata nella nuova classe di astronauti europei del 2009, sarà componente della spedizione ISS 42/43 il cui lancio è previsto per la fine di novembre 2014. Prima italiana, la nostra astronauta, al suo primo lancio nello spazio, raggiungerà con la navicella russa Soyuz la ISS, sarà il primo lancio nello spazio ed essa sarà la prima donna italiana nello spazio, dove, grazie a un accordo bilaterale che lega l’Agenzia Spaziale Italiana e la NASA, resterà per circa sei mesi quale membro effettivo dell’equipaggio della Stazione Spaziale, contribuendo allo svolgimento di tutti i compiti di ricerca, sperimentazione e manutenzione operativa dell’enorme laboratorio spaziale. La partecipazione di Samantha Cristoforetti all’equipaggio della spedizione ISS 42/43 conferma il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha nel settore spaziale e, in particolare, nell’attività di ricerca sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ora che la costruzione della Stazione è terminata, è iniziata la fase di utilizzo a tempo pieno di questo avamposto spaziale dell’umanità. L’attività degli astronauti è quindi focalizzata principalmente sull’attuazione del piano di ricerca e sperimentazione multinazionale e multidisciplinare programmato anche con l’utilizzo delle diverse strumentazioni presenti a bordo, alcune delle quali di realizzazione italiana. Samantha sarà protagonista di numerosi esperimenti selezionati da ESA e dall’ASI, ideati e sviluppati da Università, Enti di ricerca e PMI italiane. Una Missione di lunga durata come questa è un’occasione davvero imperdibile, per tutti gli appassionati di spazio, per immergersi nello straordinario scenario che la ISS rappresenta per la scienza, per la tecnologia, per la cooperazione internazionale e per il futuro dell’umanità.

30 anni fa la prima missione Spacelab

30 anni fa la prima missione Spacelab

STS-9_Spacelab_1Il 28 novembre 1983 prendeva il via la missione STS-9 del programma Space Shuttle, che segnò l’esordio del laboratorio spaziale europeo Spacelab collocato nella stiva della navetta Columbia e permise di  condurre esperimenti in condizioni di microgravità in un ambiente dedicato. Tra questi figurava lo studio sull’effetto Marangoni, ideato e promosso dall’equipe dell’Istituto di Aerodinamica della facoltà di ingegneria aerospaziale dell’Università Federico II di Napoli, guidata dal prof. Luigi Gerardo Napolitano in qualità di principal investigator con il prof. Rodolfo Monti in veste di co-investigator, ed eseguito dall’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Ulf Merbold, specialista del carico utile e primo tedesco in orbita. L’attenzione si concentrava sul comportamento dei fluidi quando la forza di gravità non scompare del tutto ma si riduce a valori nell’ordine di un decimillesimo di quella che si registra sulla superficie terrestre. Valori impercettibili ma tali da influenzare qualsiasi tipo di esperimento di fluido dinamica. Attraverso lo strumento Fluid physics module (modulo per la fisica dei fluidi) venne dimostrato come l’effetto Marangoni permetta la costruzione «di ponti liquidi considerevolmente più alti che sulla Terra», un fenomeno prezioso ai fini dello sfruttamento delle condizioni spaziali per produrre nuovi materiali.

Sts-9_crewLo studio sull’influenza dell’effetto Marangoni, che sarebbe stato ripetuto nel corso della missione Spacelab D-1 del 1985 a bordo della space shuttle Challenger, fu preceduto da una attività sperimentale prepedeutica, condotta parallelamente a simulazioni numeriche, per individuare fluidi dalle particolari proprietà di tensione superficiale, in modo da migliorarne le prestazioni, soprattutto in condizioni di microgravità. La missione Spacelab 1, realizzata con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, fu apripista della lunga serie di attività sperimentali in orbita a valenza multidisciplinare, oggi condotte in modo permanente a bordo della Stazionale Spaziale Internazionale. La missione STS-9 dello space shuttle Columbia durò 10 giorni, 7 ore e 24 secondi e terminò l’8 dicembre 1983 dopo 168 orbite alla quota di 254 km. Comandante della missione era John Young, che oltre a essere stato sulla Luna fu il primo a portare in orbita lo space shuttle il 12 aprile 1981. Con lui il pilota Brewster Shaw , gli specialisti di missione Owen Garriott e Robert Parker e gli specialisti del carico utile Ulf Merbold e Byron Lichtenberg. Il modulo Spacelab era un laboratorio cilindrico, con un diametro di 4,12 metri, collocato nella zona di carico dello Shuttle e collegato tramite un tunnel al compartimento dell’equipaggio.

Sts9 logoQuella prima fortunata esperienza, che fu anche il primo capitolo di tele scienza, intesa come opportunità dello scienziato investigatore di interagire con l’astronauta specialista in orbita, fece nascere una realtà all’avanguardia come il MARS (Microgravity advanced research and support center) e Napoli divenne punto di riferimento degli studi sulla microgravità. Nell’aprile 1993, meno di due anni dopo la prematura scomparsa di Luigi Napolitano avvenuta il 23 luglio 1991, proprio dalla sede del Mars veniva seguito un nuovo test in orbita, guidato dal prof. Rodolfo Monti,  con una versione avanzata del modulo per la fisica dei fluidi, costruito in Italia da Alenia Spazio. In quella missione, condotta ancora una volta con la navetta Columbia, l’astronautica specialista iniettava olio silicone creando un ponte liquido tra due piatti metallici, riscaldando uno dei quali si studiavano comportamenti e variazioni, come la rottura e la fase di ricostruzione del legame. Conoscenze acquisite e risultate utili per mettere a punto metodologie in grado di fabbricare cristalli di elevata qualità, depurati da impurità.