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La Stazione Spaziale compie 15 anni

La Stazione Spaziale compie 15 anni

stazione-spaziale-internazionale20 novembre 2013: compie 15 anni la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il più importante e ambizioso programma di cooperazione a livello mondiale nel campo scientifico e tecnologico mai intrapreso, considerato come la maggiore opera ingegneristica realizzata dall’uomo: l’Italia, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana e le industrie del settore, è senza dubbio uno degli architetti principali. La Stazione Spaziale Internazionale è stata costruita pezzo per pezzo nello spazio, si compone di moduli e nodi di collegamento contenenti alloggi e laboratori, oltre a elementi esterni per il supporto strutturale e la sperimentazione nello spazio esterno,  e pannelli solari che forniscono energia. La ISS è un laboratorio scientifico unico al mondo per le sue due fondamentali condizioni sperimentali: l’ambiente di microgravità e la presenza umana. L’assemblaggio completo della Stazione ha richiesto più di 40 missioni.

“La storia della Stazione Spaziale Internazionale è un esempio – ricorda il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – di grande impegno dell’uomo in un campo di elevata tecnologia. L’Italia ha contribuito a questa importante realizzazione con un coinvolgimento che ci vede attori di primo piano. La nostra è una partecipazione ad ampio raggio: realizzazioni industriali di eccellenza tecnologica, esperimenti e astronauti. Questo anniversario arriva a pochi giorni dal rientro di Luca Parmitano, che ha concluso la prima missione di lunga durata dell’ASI. In questi mesi Parmitano ha rappresentato l’elemento di punta di quello che il nostro Paese ha saputo e sa fare in campo spaziale. Con la  prossima missione sulla ISS, che vedrà il coinvolgimento della prima italiana nello Spazio, Samantha Cristoforetti, confermeremo ancor di più questo risultato”.

Il primo modulo, il modulo russo Zarya, è stato lanciato nel 1998 e due mesi dopo il modulo americano Unity si agganciava a Zarya avviando la costruzione in orbita del più complesso sistema spaziale abitato; l’ultimo è stato l’italiano Permanent Multipurpose Module Leonardo, nel 2011. È previsto un altro modulo pressurizzato da  collegare alla Stazione nel 2014, il russo Nauka Multipurpose Laboratory Module. L’idea di costruire una “stazione spaziale con equipaggio permanente” risale già al 1984, quando il presidente USA, Ronald Reagan, lanciò la proposta di una cooperazione internazionale per dare vita a questo ambizioso progetto. L’anno successivo, Giappone, Europa e Canada decidono di partecipare al programma. Nel 1988 viene avviata la fase di sviluppo con la firma del primo accordo intergovernativo tra Stati Uniti, Giappone, Canada  e 9 paesi europei Stati membri dell’ESA.

Nel 1993 si unisce al progetto anche la Russia, facendo della ISS l’esempio della prima grande pacifica forma di collaborazione mondiale. Passano cinque anni e un secondo accordo intergovernativo tra USA, Giappone, Canada, 11 paesi europei Stati membri dell’ESA e la Federazione Russa, apre la strada al lancio da parte russa del primo modulo Zarya e da parte statunitense del primo nodo, Unity.  Dal novembre del 2000 la ISS ha iniziato ad ospitare i suoi primi “inquilini” che la occuperanno almeno fino al 2020. La vera e propria ricerca scientifica prende inizio nel 2001, con il lancio del modulo statunitense Destiny Laboratory e di Leonardo, il primo modulo di supporto logistico per la stazione, MPLM – Multi-Purpose Logistics Module, sviluppato dall’Italia, trasportati fino alla ISS nella stiva dello Shuttle. Con Leonardo l’Italia è così diventata la terza nazione, dopo Russia e Stati Uniti, ad inviare in orbita un elemento della ISS. È la volta poi del Nodo 2 “Harmony” di costruzione italiana e successivamente del modulo europeo Columbus. Negli ultimi anni l’Italia ha consolidato sempre di più la sua presenza sulla Stazione Spaziale, con il Nodo 3 “Tranquillity” e la Cupola nel 2010 e con il PMM-Permanent Multipurpose Module Leonardo che dopo numerosi viaggi diviene elemento permanente nel 2011.

La ISS è aperta a tutti i ricercatori degli Stati partecipanti impegnati a studiare gli effetti che l’assenza di gravità ha sugli esseri umani e sui fenomeni naturali. Acquisire conoscenze su tali processi aiuta a preparare i futuri scenari di esplorazione umana nello spazio profondo e le missioni di lunga durata, e a progettare innovazioni scientifiche e tecnologiche per migliorare la qualità della vita sulla Terra, dalla salute alla tutela dell’ambiente, dalla produzione e gestione dell’energia a nuovi prodotti e processi industriali.

L’Italia ha realizzato circa metà della parte abitativa della Stazione; è nel nostro Paese infatti che sono stati costruiti i Nodi 2 e 3, la unica e ineguagliabile Cupola, il PMM Leonardo, derivato modificando il modulo logistico per renderlo adatto alla permanenza in orbita,  e poi le strutture del laboratorio ESA Columbus, il modulo di trasporto delle navette ATV. Tutto nasce da un accordo bilaterale tra ASI e NASA stipulato il 9 ottobre 1997, il Memorandum of Understanding (MoU) in base al quale l’ASI ha fornito all’ente spaziale statunitense i tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM – Multi Purpose Pressurized Module), uno dei quali è successivamente diventato  il PMM (Permanent Multi Purpose Module) per la ISS. L’Italia inoltre è stata tra i primi Paesi europei ad aderire agli accordi intergovernativi di cooperazione per la realizzazione della ISS, e tra i principali Stati partecipanti ai programmi ESA di sviluppo e utilizzo del contributo europeo alla ISS. Grazie all’esperienza di questa attività, l’industria italiana è protagonista anche nella realizzazione dei moduli cargo della navicella di rifornimento della ISS Cygnus, sistema di trasporto commerciale dell’azienda american Orbital Sciences.

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In occasione del 15° anniversario della Stazione Spaziale Internazionale, la NASA ha organizzato una celebrazione allo Space Center di Houston: l’evento è aperto a chiunque voglia ripercorrere le tappe iniziali della storia della ISS e incontrare gli astronauti, e a tutti coloro che hanno reso possibile l’impresa con il proprio lavoro. Anche l’Agenzia spaziale russa, la Federal Space Agency – Roscosmos, celebra l’anniversario con un evento a Mosca nei primi giorni di dicembre, presso il Khrunichev Space Center.

VOLARE: MISSIONE COMPIUTA

VOLARE: MISSIONE COMPIUTA

rientro-parmitanoNella notte tra domenica 10 e lunedì 11 novembre è giunta al termine la missione da record dell’Agenzia Spaziale Italiana che avuto come protagonista Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea e maggiore dell’Aeronautica Militare. Dopo quasi sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, oltre 30 esperimenti, due attività extra veicolari e l’attracco di tre navicelle, Luca Parmitano è tornato sulla Terra insieme all’astronauta della NASA Karen Nyberg e al comandante, il cosmonauta Fyodor Yurchikhin. Sganciandosi dalla Stazione ieri sera, il viaggio di rientro attraverso l’atmosfera è stato brevissimo: l’equipaggio ha ridotto la propria velocità di crociera da 28.800 Km/h in orbita, a zero, nel corso di poco più di tre ore, ed è arrivato a destinazione nelle steppe del Kazakistan, atterrando alle 3:50 ora italiana.

“Volare è stata una missione straordinaria, eccezionale sotto ogni punto di vista, che ci riempie di orgoglio e soddisfazione – ha dichiarato Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. Ancora una volta, oggi più che mai, il nostro Paese ha saputo dimostrare che sa funzionare e che è capace di realizzare importanti progetti di portata internazionale. La missione di Luca Parmitano rappresenta il connubio perfetto tra scienza e ricerca ed è il simbolo della nostra abilità tecnologica. Luca Parmitano è stato il primo italiano a fare attività extraveicolari e la sua è stata la prima missione di lunga durata per l’ASI: l’Agenzia Spaziale Italiana e tutta l’Italia devono esserne orgogliose. Ora attendiamo i risultati delle sperimentazioni effettuate da Parmitano sulla Stazione e nel frattempo, l’appuntamento è tra un anno, quando sulla casa orbitante approderà la prima italiana: Samantha Cristoforetti “.

Parmitano è stato il sesto astronauta italiano ad andare nello spazio e il quinto a mettere piede sulla ISS. Questa opportunità di volo è stata assegnata all’ASI dalla NASA grazie ad un accordo bilaterale diretto NASA/ASI (Memorandum of Understanding del 9 ottobre 1997), in base al quale ASI, a fronte della fornitura a NASA di tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM – Multi Purpose Pressurized Module) e del PMM (Permanent Multi-purpose Module) per la ISS, ha accesso a quota parte delle risorse della ISS per effettuare esperimenti in microgravità e a opportunità di volo di astronauti italiani, sia di breve sia di lunga durata.

Durante il percorso di rientro, la Soyuz si è separata in tre parti, lasciando bruciare il modulo orbitale e quello di propulsione nell’atmosfera. Il modulo di discesa, con a bordo Luca, Karen e Fyodor, è arrivato a temperature fino a 1600 gradi Celsius, dovuti alla frizione con l’atmosfera che riscalda lo scudo di protezione. A circa 10 km sopra il livello del mare, un paracadute si è aperto automaticamente, rallentando la corsa da 864 Km/h a 324 Km/h. Lo scudo termico primario è stato poi espulso e si sono accesi i sei retrorazzi a propellente solido per rendere più morbido l’atterraggio.

Dopo il viaggio a bordo della Soyuz e l’atterraggio, la strada di Luca Parmitano verso casa è proseguita su un elicottero e poi in aereo verso Houston, negli Stati Uniti, dove è atteso da un periodo di riabilitazione per riadattarsi alla gravità terrestre, come tutti gli astronauti che rientrano dallo spazio.

La missione Volare è terminata, ma il lavoro dell’astronauta non è finito e adesso iniziano le analisi degli scienziati: molti esperimenti richiedono dati forniti dagli astronauti non appena atterrati e Luca Parmitano sarà sottoposto a questionari, biopsie muscolari e altri test medici. La prima uscita pubblica in videoconferenza da Houston mercoledì 13 novembre alle 14:00 (ora italiana).

Lander di ExoMars intitolato a Schiaparelli

Lander di ExoMars intitolato a Schiaparelli

ExoMars_2016_missionIl lander della missione ExoMars 2016 è stato dedicato all’astronomo italiano Giovanni V. Schiaparelli, il primo a mappare le caratteristiche della superficie del pianeta rosso nel XIX secolo. “Questa scelta ci onorgoglisce e consacra – afferma il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – il ruolo degli studi e delle ricerche italiani su Marte. L’Italia è il paese che maggiormente contribuisce alla missione europea sul pianeta rosso. La decisione dell’Esa di accettare la proposta di chiamare il modulo di discesa di ExoMars Schiaparelli, in onore dell”astronomo italiano Giovanni Schiaparelli famoso per i suoi grandi studi e osservazioni di Marte e dei suoi Canali, riconosce questo ruolo. L’ASI, con grande fierezza, si è fatta portavoce della proposta proveniente dal mondo scientifico italiano di far battezzare il modulo di discesa della missione marziana 2016. Il grande Schiaparelli potrà in questo modo atterrare e osservare da vicino il pianeta da lui tanto studiato”.

“Tutta l’astronomia italiana è fiera di questo riconoscimento storico e scientifico. Schiaparelli ha fatto tantissimo per l’astronomia e per la fantasia di molte generazioni, adesso ci farà sognare ancora di più” dice il Presidente dell’INAF, Giovanni Bignami. “Al momento buono, l’Europa sa riconoscere le eccellenze del nostro paese, per fortuna. Gli astronomi italiani di oggi sentono il peso e l’orgoglio di questo nome che tra qualche anno camminerà su Marte per davvero”.

ExoMars è un programma congiunto tra l’ESA e Roscosmos, l’Agenzia Spaziale Russa  e si compone di due missioni, la prima fissata per il 2016 e la seconda per il 2018. L’Italia ha un ruolo guida e attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana rappresenta  il maggior contribuente europeo al programma ExoMars . Il Trace Gas Orbiter e il lander Schiaparelli comporranno la missione del 2016, mentre il rover ExoMars, con il suo vettore e la piattaforma di superficie, sarà lanciato nel 2018. Lavorando insieme, l’orbiter e rover cercheranno segni di vita, passati e presenti, sul pianeta rosso. Schiaparelli rappresenterà un test chiave per la tecnologia europea, con il previsto atterraggio controllato su Marte. Schiaparelli entrerà nell’atmosfera marziana a 21000 km/h e grazie all’uso di paracadute e dei propulsori frenanti la sua velocità all’atterraggio otto minuti più tardi sarà di soli 15 chilometri orari. Il modulo raccoglierà dati sul clima durante l’ingresso e la discesa e con I suoi strumenti effettuerà misurazioni ambientali locali nel sito di atterraggio che si trova in una pianura conosciuta come Meridiani Planum.

La missione 2016 arriverà su Marte durante il periodo in cui le stagionali tempeste di polvere globali saranno più probabili. Le misure così ottenute forniranno informazioni importanti per migliorare gli attuali modelli sul clima marziano e ad individuare i meccanismi legati alle tempeste di polvere.

Molto emozionato si dice Giovanni Pareschi, direttore dell’Inaf Osservatorio Astronomico di Brera “per questo riconoscimento a Schiaparelli, uno dei più grandi astronomi italiani, direttore dell’Osservatorio di Brera per quarant’anni nella seconda metà dell”800. Proprio da Palazzo Brera a Milano, nella sede dell’Osservatorio esiste ancora il telescopio con cui Schiaparelli ha osservato Marte, tracciando le prime mappe del pianeta rosso e facendo nascere in questo modo la moderna planetologia”.

Il nome è stato suggerito – ricorda Enrico Flamini Coordinatore Scientifico dell’ASI – per la prima volta alcuni anni fa alla conferenza Schiaparelli and his legacy organizzata a Milano e Torino, in occasione del centenario della morte e poi reiterato nel Convegno Nazionale dei planetologi italiani svoltosi a Bormio nel 2012. ASI ha immediatamente recepito questa richiesta e portata all’ESA. Su questo nome c’è stata subito convergenza e ora finalmente c’è stato l’atteso l’annuncio.

L’olivina riscrive la storia di Vesta

L’olivina riscrive la storia di Vesta

Vesta_olivina_1_aL’asteroide Vesta non è solo uno dei corpi più antichi del nostro Sistema solare, ma ci sta rivelando che la sua storia evolutiva è molto più complessa di quanto si ritenesse finora. L’ultimo studio sul corpo celeste appena pubblicato sulla rivista Nature, realizzato grazie ai dati raccolti dallo spettrometro italiano VIR (Visual and InfraRed spectrometer) a bordo della sonda Dawn della NASA, indica infatti che l’olivina, un minerale presente nelle regioni più interne dei pianeti rocciosi come la Terra, risulta quasi del tutto assente nei grandi bacini meridionali di Vesta, che si pensa si siano formati a seguito di impatti con altri corpi celesti e che avrebbero asportato gli strati più esterni della crosta ed esposto il suo mantello. L’olivina è stata invece osservata, sorprendentemente, in grande abbondanza in una regione lontana dai bacini sud, nell’emisfero nord. Questa inattesa distribuzione dell’olivina indica che la formazione e l’evoluzione di Vesta non può essere spiegata semplicemente con gli stessi processi che avrebbero sperimentato i pianeti interni del Sistema solare, in particolare quello che ha portato alla differenziazione del tipo delle rocce, stratificate in base alla loro profondità.

“La mappa della distribuzione dei materiali ricchi di olivina sulla superficie di Vesta che abbiamo prodotto grazie ai dati di VIR mostra caratteristiche assai differenti a quello che ci aspettavamo di trovare rispetto alle nostre conoscenze che avevamo prima della missione Dawn” dice Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’INAF-IAPS di Roma, prima autrice dell’articolo a cui hanno partecipato altri colleghi dell’INAF-IAPS e di Istituti di ricerca tedeschi e statunitensi. “Questi risultati aprono nuovi scenari di formazione ed evoluzione di Vesta e, verosimilmente, di altri oggetti del Sistema solare primordiale”.

Grazie a questo nuovo, importante risultato, gli astrofisici stanno facendo chiarezza su quali siano stati i processi che hanno modellato Vesta così come la osserviamo oggi. Due sono i principali scenari che possono spiegare l’evoluzione dell’asteroide. Il primo suggerisce che Vesta abbia subìto una fusione parziale della sua struttura, dal cui raffreddamento si sarebbero prodotte solo alcune zone ricche di olivina, piuttosto che uno strato distribuito in modo uniforme su tutto l’asteroide. Una seconda ipotesi avanzata è quella della differenziazione globale, con formazione di nucleo, mantello e crosta. In questa ricostruzione, le rocce del mantello di Vesta ricche di olivina sarebbero state inizialmente esposte a seguito di una collisione con un altro oggetto celeste e poi sarebbero state ricoperte da uno strato di materiali di differente composizione. L’olivina osservata sarebbe stata riscavata da impatti recenti.

“La nostra idea favorita è che sotto la superficie di Vesta ci sia comunque un mantello roccioso ricco di olivina” commenta Maria Cristina De Sanctis, dell’INAF-IAPS, team leader dello spettrometro VIR e co-autrice dell’articolo. “In ogni caso, l’assenza di olivina pura nelle zone meridionali di Vesta e la sua inaspettata presenza nelle regioni settentrionali dell’asteroide indicano una storia evolutiva più complessa di quanto ci attendessimo prima delle osservazioni di Dawn”. Nel team dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS) dell’INAF che ha partecipato allo studio, oltre Eleonora Ammannito e Maria Cristina De Sanctis, figurano Ernesto Palomba, Andrea Longobardo, Simone Marchi, Maria Teresa Capria, Fabrizio Capaccioni, Alessandro Frigeri, Federico Tosi, Francesca Zambon, Francesco Carraro, Sergio Fonte, Gianfranco Magni.

Missione BepiColombo: accordo ASI-CNES

Missione BepiColombo: accordo ASI-CNES

BepiColombo- ESA's Mercury missionSulla scia della fruttuosa e lunga collaborazione che le lega, l’Agenzia Spaziale Italiana e la sua omologa francese CNES hanno firmato un accordo per la fornitura dello strumento francese PHEBUS (Probing Hermean Exosphere by Ultraviolet Spectroscopy) e dello strumento italiano SIMBIO – SYS (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory System), l’insieme degli strumenti ottici della missione BepiColombo. La firma in calce all’accordo di cooperazione in materia di esperimenti per la missione su Mercurio è stata posta da Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, e Jean – Yves Le Gall, presidente del CNES.

BepiColombo, il cui lancio è previsto nel luglio 2016 con razzo Ariane 5, è una missione “Cornerstone” che fa parte del programma Cosmic Vision dell’ESA, destinata allo studio del pianeta Mercurio, e sarà composta da due moduli orbitanti: il Mercury Magnetospheric Orbiter, realizzato da JAXA per studiare il campo magnetico del pianeta e la magnetosfera, e il Mercury Planetary Orbiter, realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea per analizzare la superficie e la composizione e l’interno del pianeta. PHEBUS e SIMBIO – SYS voleranno sul modulo dell’ESA.

PHEBUS è uno spettrometro progettato per mappare lo spettro ultravioletto dell’esosfera di Mercurio. SIMBIO-SYS, una suite comprendente uno spettrometro a infrarossi insieme a telecamere stereo e ad alta risoluzione, avrà lo scopo di fornire la mappatura ad alta risoluzione e stereoscopica della superficie e quella mineralogica del pianeta. Nell’ambito di questa missione l’Agenzia Spaziale Italiana supporta le attività scientifiche condotte da vari enti di ricerca e università italiani.

Dai un nome alla Missione di Samantha

Dai un nome alla Missione di Samantha

Samantha_Cristoforetti_node_full_imageSarà la prima italiana a volare nello spazio, e il settimo astronauta tricolore. Samantha Cristoforetti, pilota dell’Aeronautica Militare ed astronauta ESA, è stata infatti assegnata alla Spedizione 42/43, la cui partenza verso la ISS a bordo della navicella Soyuz è prevista per la fine di novembre 2014. Grazie ad un accordo bilaterale ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e NASA, Samantha parteciperà ad una missione di lunga durata, rimanendo nello spazio per circa sei mesi.

Con la sua partecipazione alla missione ISS 42/43, Samantha sarà il settimo astronauta tricolore e la prima italiana nello spazio. La sua missione conferma il ruolo di eccellenza raggiunto dal nostro Paese nel settore spaziale e, in particolare, nelle attività di ricerca che si svolgono sulla Stazione Spaziale Internazionale. Durante la sua permanenza sulla ISS, Samantha sarà impegnata in numerosi esperimenti selezionati dall’ASI, ideati e sviluppati da Università, Enti di ricerca e Piccole e Medie Imprese italiani.

In occasione della partecipazione del Capitano Samantha Cristoforetti all’equipaggio della Missione ISS 42/43, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea e l’Aeronautica Militare lanciano la Call for ideas “Dai un nome alla Missione di Samantha Cristoforetti“. L’obiettivo dell’iniziativa è invitare il grande pubblico e gli appassionati di tematiche spaziali a contribuire all’ideazione del nome italiano ufficiale della Missione ISS 42/43, prevista nel 2014, rispondendo all’annuncio di Samantha Cristoforetti.

Ecco l’annuncio lanciato da Samantha Cristoforetti:

“Faccio quasi fatica a crederci, ma ormai manca soltanto poco più di anno alla mia partenza per lo spazio. È ora di scegliere un nome per la missione che mi vedrà impegnata sulla Stazione Spaziale Internazionale per sei mesi!

Ho qualche idea, ma vorrei sentire anche le vostre! Mi piacerebbe un nome che rifletta gli aspetti del volo spaziale che mi affascinano da sempre. Ecco alcune parole che mi sono molto care: ricerca, scoperta, scienza, tecnologia, esplorazione, ispirazione, meraviglia, avventura, viaggio, eccellenza, lavoro di squadra, umanità, entusiasmo, sogno. Ah, un’ultima parola. Nutrizione. È un tema che approfondisco durante la missione.

Se volete aiutarmi e vi viene in mente un possibile nome che riflette qualcuna di queste parole, non esitate a proporlo! Potete inviarlo entro il 22 novembre 2013 a urp_asi@asi.postacert.it,indicando nell’oggetto “Proposta nome per la Missione di Samantha Cristoforetti”.
Il nome della missione di Samantha Cristoforetti deve essere attinente agli aspetti del volo spaziale indicati da Samantha nel testo della call, pubblicato in calce a questa pagina. Possono partecipare tutti senza limiti di età, ma è necessario attenersi alle modalità indicate nel testo della call.
L’invio delle proposte deve essere effettuato tramite posta elettronica al seguente indirizzo: urp_asi@asi.postacert.it. Nell’oggetto dell’e-mail dovrà essere riportata la dicitura: “Proposta nome per la Missione di Samantha Cristoforetti”. La scadenza è fissata alle ore 12.00 del 22 novembre 2013.