da Sorrentino | Ott 20, 2015 | Etologia, Eventi Scientifici e Culturali, Telescienza
Meduse, alghe e insetti sono i cibi del futuro, ricchi di proprietà nutritive e di sostanze farmacologicamente attive. In molte parti del mondo sono consumati da tempo, ma in Italia suscitano ancora parecchie resistenze. Motivo tale da indurre a parlarne il 21 ottobre a Milano all’Open Plaza – Expo Center Italia, in una conferenza coordinata dal Cnr con la partecipazione dello chef Gennaro Esposito di Vico Equense, organizzata in collaborazione con Euromarine (Eu), Archimede ricerche e la Fao.
Dunque, in un futuro non troppo lontano potremo mangiare, oltre ai piatti tipici della tradizione gastronomica italiana, anche pietanze a base di meduse, alghe e insetti. Delle opportunità offerte dal novel food come fonte di nutrimento alternativo per integrare i cibi tradizionali in vista della crescita della popolazione, per contrastare la malnutrizione e come esempio di sostenibilità ambientale si occupa il CNR, in particolare con le ricercatrici Graziella Chini Zittelli dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise-Cnr) e Antonella Leone dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa-Cnr).
“Le meduse possono trasformarsi da disagio in risorsa: nel Mediterraneo ci sono centinaia di tonnellate di biomassa di questi cnidari, costituiti essenzialmente da acqua e proteine, soprattutto collagene, con efficace attività anti-ossidante”, spiega Leone. “In particolare, molecole estratte dalla Cassiopea mediterranea (Cotylorhyza tuberculata) mostrano una significativa attività anti-cancro contro cellule di carcinoma mammario umano. Alcune specie, inoltre, per l’abbondanza di composti bioattivi, potrebbero rappresentare nuove fonti alimentari, o mangimi alternativi, e una preziosa risorsa di sostanze naturali di interesse biotecnologico, nutraceutico, nutracosmeceutico”.
Negli ultimi decenni si è osservato, fra l’altro, un incremento della presenza di meduse nel Mediterraneo, con un notevole impatto su pesca, acquacoltura, balneazione e persino sull’efficienza degli impianti industriali costieri. Del tema parlerà a Expo Stefano Piraino dell’Università del Salento, coordinatore del progetto europeo Med-Jellyrisk: “I progressi della ricerca stanno consentendo di identificare con crescente precisione i meccanismi biologici ed ecologici che determinano questi fenomeni, di quantificare e prevedere il loro impatto sull’ecosistema marino e sull’uomo, ma anche di rivelare alcuni potenziali risvolti positivi”. Anche l’intervento di Lucas Brotz della University British Columbia (Canada), che sta conducendo un’analisi del fenomeno meduse su scala mondiale finalizzata a una loro possibile utilizzazione, sarà incentrato sulle meduse, sulle quali dice: “Il loro aumento mette senz’altro a disposizione una preziosa fonte proteica, ma bisogna verificare che questa proliferazione non crei nuovi problemi”.
Anche le microalghe hanno importanti proprietà nutritive e rappresentano una delle fonti più promettenti di proteine e di composti bioattivi (acidi grassi polinsaturi, pigmenti e vitamine). “In particolare la Spirulina (Arthrospira platensis), ricca in proteine, pro-vitamina A, minerali (Ca, Mg e Fe), acido g-linolenico e ficocianina, è da secoli usata come alimento in Asia, Messico e in Africa: 100 g di questa microalga contengono almeno 60 g di proteine, una percentuale non riscontrabile nella carne né in altre fonti vegetali”, precisa Chini Zittelli. “Potrebbe essere usata per realizzare alimenti nutraceutici come pane, pasta e prodotti caseari, in particolare per anziani, bambini, sportivi e vegani; in Paesi meno ricchi, potrebbe garantire una dieta bilanciata e ridurre la malnutrizione. Le colture microalgali, infine, possono diminuire in modo significativo il sovra-sfruttamento di suolo e acqua e pertanto rappresentano una valida alternativa alle colture agricole tradizionali”.
Ricchi di proprietà nutritive sono anche gli insetti, che suscitano però qualche resistenza negli italiani. “Sono circa due miliardi le persone che, in più di 90 paesi, si nutrono di insetti”, precisa Francesco Gai dell’Ispa-Cnr. “Questi animali secondo la Fao possono rappresentare un’opportunità percorribile per migliorare lo stato di nutrizione nelle popolazioni dei paesi in via di sviluppo: sono infatti ricchi di proteine e grassi ‘buoni’, di calcio, ferro e zinco”.
La Novel Foods alla Nutrition Unit dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ha il compito di valutare la sicurezza dei nuovi alimenti, mentre il potere normativo è deputato al Parlamento Europeo. L’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile del Cnr pone attenzione anche alle prospettive offerte dal mercato dei nuovi cibi
“In un mondo sempre più affollato cresce l’esigenza di sfamare gli uomini con nuovi cibi. La ricerca può dire molto in questo settore, caratterizzando le proprietà nutritive e organolettiche dei nuovi cibi e fornendo informazioni sulla loro salubrità”, commenta Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Cnr. “Le sorprendenti proprietà nutritive di alcuni cibi largamente disponibili ma culturalmente assenti dalla dieta dei popoli occidentali, come insetti, meduse e alghe, meritano di essere valorizzate. Le prospettive di utilizzo dei nuovi cibi, nell’alimentazione umana come in quella animale, sono molto interessanti, ma bisogna fare attenzione a pianificare bene lo sfruttamento di queste risorse, per evitare di produrre danni agli ecosistemi”.
da Sorrentino | Ott 19, 2015 | Eventi Scientifici e Culturali, Missioni, Primo Piano, Programmi
Nel 2022 due distinte missioni, americana ed europea, partiranno con l’obiettivo di esplorare il sistema di Giove. In particolare tre dei quattro satelliti medicei scoperti da Galileo Galilei nel 1610, vale a dire Europa, Ganimede e Callisto. Si tratta della missione Europa Clipper della NASA, destinata a studiare da vicino nello specifico il mondo ghiacciato di Europa, e JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea, JUICE, che punterà su Ganimede estendendo le osservazioni alla stessa Europa e a Callisto, per verificare l’esistenza di condizioni adatte allo sviluppo di forme di vita elementari. Per entrambe le missioni tempi di arrivo a destinazione previsti di otto anni attraverso una serie di fiondate gravitazionali, con la possibilità che il viaggio della sonda americana possa accorciarsi a soli tre anni nel caso il lancio venga effettuato con il nuovo razzo vettore SLS progettato per mettere in orbita la capsula Orion. Dopo l’esplorazione del sistema di Saturno, condotta con pieno successo dalla sonda Cassini, frutto della missione congiunta ESA-NASA che ha preso il via il 15 ottobre 1997 ed è tuttora in corso, gli astrofisici puntano l’attenzione ai pianetini ghiacciati di Giove. L’obiettivo è approfondirne la conoscenza non solo dal punto di vista geomorfologico e chimico-fisico, ma andando a cercare quelli che sono i mattoni della vita. Delle due missioni, che si svolgeranno in modo autonomo per poi convogliare e confrontare i dati di osservazione a terra, si è parlato nella giornata conclusiva del 13esima edizione di BergamoScienza dedicata alla ricerca della vita extraterrestre, che riguarda non solo civiltà evolute, eventualmente presenti nelle profondità del cosmo, a cominciare dai sistemi planetari che ruotano intorno alle stelle a noi più vicine.
L’obiettivo più prossimo è rappresentato proprio dall’individuazione e dal monitoraggio di sostanze organiche nei sistemi relativi ai grandi pianeti del sistema solare. Barry Goldstein, già direttore del progetto Mars Phoenix e direttore aggiunto del programma di esplorazione robotica del pianeta rosso con i rover Spirit e Opportunity, è responsabile del progetto EUROPA CLIPPER, acronimo di Europa Multiple-Flyby Mission. La sfida più importante è sopravvivere al gigantesco campo magnetico di Giove, con cui è entrata in contatto la sonda Galileo nel 1995. Europa Clipper si inserirà in un’orbita fortemente ellittica intorno a Giove ed effettuerà 45 passaggi ravvicinati alla superficie di Europa a distanze comprese tra 2.700 e 25 km. L’interesse verso Europa è cresciuto quando nel 2012 il telescopio spaziale Hubble osservò vapore acqueo sopra la regione del polo sud, dove potrebbe esserci una situazione molto simile a quella presente in Antartide, ovvero un grosso spessore di ghiaccio sotto cui potrebbe trovarsi acqua, ovvero il più grande oceano del sistema solare che potrebbe contenere più del doppio di tutta l’acqua presente sul pianeta Terra. Il carico di strumenti scientifici di Europa Clipper comprende fotocamere e spettrometri per produrre immagini ad alta risoluzione della superficie di Europa e determinarne la composizione. Un radar permetterà di determinare lo spessore del ghiaccio e individuare l’acqua in profondità insieme alla salinità, mentre un magnetometro misurerà l’intensità e la direzione del campo magnetico di Europa. Un sensore termico perlustrerà la superficie ghiacciata in cerca di eruzioni recenti di acqua più calda, mentre altri strumenti cercheranno indizi di acqua e particelle microscopiche nella tenue atmosfera del satellite.
JUICE (acronimo di Jupiter Icy moons Explorer) è la prima missione spaziale a guida europea destinata all’esplorazione del sistema di Giove con un chiaro orientamento all’astrobiologia. Juice compirà ”un esteso tour del sistema che prevede incontri ravvicinati con tutte e tre le lune ghiacciate Europa, Ganimede e Callisto – spiega Federico Tosi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e Planetologia Spaziali a Tor Vergata e membro del team scientifico della missione – Infine, dopo due anni e mezzo di viaggio nel sistema, entrerà in orbita intorno a Ganimede, che non solo è la più grande luna del sistema gioviano, ma anche il più grande satellite naturale del Sistema Solare”. A quel punto, la sonda compirà una mappatura completa di Ganimede, sia della sua superficie, sia del suo interno.
La missione Europa della NASA
da Sorrentino | Ott 7, 2015 | Attualità, Eventi Scientifici e Culturali, Politica Spaziale, Primo Piano
Il futuro delle imprese spaziali, sicuramente caratterizzato dal «passaggio», per alcuni settori dell’astronautica, dalle imprese governative a quelle private, e l’avvento del turismo orbitale sono alcuni dei temi affrontato nel convegno dal titolo «La Nascente Industria Del Volo Spaziale Civile», organizzato da Space Renaissance al Politecnico di Torino, che ha visto alcuni protagonisti italiani della nuova industria dell’astronautica civile alternerarsi con esponenti del mondo accademico, per comporre un quadro coerente delle grandi potenzialità del settore. «La via del rilancio della crescita economica e civile – spiega Adriano Autino, presidente di Space Renaissance International – nel mondo afflitto dalla crisi globale, e dai crescenti conflitti per le risorse terrestri, ormai scarseggianti per una civiltà di sette miliardi e mezzo di individui, passa per lo spazio: una prospettiva concreta, in cui l’Italia si colloca a pieno titolo, con numerose eccellenze. Lo sviluppo dell’astronautica civile può creare milioni di nuovi posti di lavoro qualificati, ed in questo scenario, le opportunità di inserimento dei giovani laureati e laureandi nel mondo lavorativo ne risulteranno accresciute di diversi ordini di grandezza». Spazioplani, hotel orbitali, officine e cantieri orbitali per l’assemblaggio di veicoli ed infrastrutture logistiche, energetiche e produttive. Una prospettiva in cui l’Italia è protagonista, con un’industria aerospaziale consolidata, e con la sua ricerca di altissimo profilo, i cui tratti distintivi sono orientati agli aspetti umani del volo spaziale. La sicurezza del volo e del rientro in atmosfera, l’ergonomia degli ambienti spaziali abitati, secondo una filosofia, tecno-umanista, già orientata al trasporto di passeggeri civili nello spazio.
L’obiettivo di inviare una missione umana su Marte nel 2030 – secondo Autino – può concretizzarsi in un contesto di economia globale in piena crescita. Condizione, questa, che solo l’innesco dello sviluppo dell’astronautica civile, con l’inizio dell’industrializzazione dello spazio geo-lunare, potrà determinare: recupero e riutilizzo dei detriti spaziali in orbita terrestre, spazioplani, officine e cantieri orbitali per l’assemblaggio di veicoli ed infrastrutture logistiche, energetiche e produttive, stabilimenti minerari per estrazione di materie prime dalla Luna e dagli asteroidi.
In definitiva il convegno torinese è servito a sottolineare che la via del rilancio della crescita economica e civile, nel mondo devastato dalla crisi globale, passa per lo spazio: una prospettiva concreta, in cui l’Italia si colloca a pieno titolo, con numerose eccellenze. Lo sviluppo dell’astronautica civile può creare milioni di nuovi posti di lavoro qualificati, ed in questo scenario, le opportunità di inserimento dei giovani laureati e laureandi nel mondo lavorativo ne risulteranno accresciute di diversi ordini di grandezza. Fattore chiave per l’apertura della frontiera spaziale e lo sviluppo di una nuova rivoluzione industriale senza precedenti è l’abbattimento del costo del trasporto Terra-Orbita. Un obiettivo ormai alla portata, grazie all’affermarsi sul mercato del turismo suborbitale, e di lanciatori orbitali interamente riutilizzabili, prime tappe di un nuovo programma di sviluppo ed industrializzazione dell’orbita terrestre e dello spazio geo-lunare, fattori essenziali della rinascita dell’economia mondiale.
da Sorrentino | Ott 5, 2015 | Attualità, Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano, Stazione Spaziale
Bagno di folla per il primo evento pubblico del Post Flight Tour di Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov, componenti l’equipaggio di Expedition 42/43, che hanno fatto tappa al Museo delle Scienze di Trento. Un incontro partecipato con grande interesse, che ha permesso di ripercorrere i 200 giorni in orbita dell’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea, capitano dell’Aeronautica Militare, e raccontare i momenti di vita quotidiana a bordo della stazione spaziale internazionale. E’ toccato proprio a Samantha Cristoforetti condurre la presentazione, con grande padronanza del palco dove sedevano i due colleghi di missione.
Ha illustrato i tanti esperimenti di fisiologia umana legati ai meccanismi di adattamento all’assenza di gravità, citando tra gli altri lo studio elaborato dall’Università di Ferrara sul ritorno del sangue dal cervello al cuore, e le misurazioni sull’acuità visiva degli astronauti, mentre l’americano Virts ha mostrato i test inerenti gli studi sulla combustione. Samantha ha spiegato il lavoro che occorre fare prima del ritorno a terra per abituare l’organismo al riadattamento alle condizioni di peso. Il cuore e il sistema circolatorio sono coinvolti in questo processo e per questo sono stati sviluppati pantaloni che creano una pressione negativa nelle gambe dove fare fluire il sangue. Tanti riferimenti in chiave divulgativa per comunicare alla platea quanta importanza rivesta l’attività sperimentale in orbita per le ricadute che riserva nella società civile. Samantha ha inanellato una serie di episodi di vita quotidiana, dal taglio di capelli all’allenamento fisico, spiegando il sistema di riciclaggio dell’acqua, mentre l’americano Virts, più volte impegnato in attività extraveicolare, ha risposto alle curiosità in tema di alimentazione, con cibo in parte disidratato, che prevede prodotti freschi solo in coincidenza con l’arrivo in orbita dei rifornimenti periodici. Attività, questa, svoltga dai cargo spaziali. Durante la missione Futura hanno attraccato il quinto e ultimo veicolo europeo ATV, il DRAGON che viene controllato dalla cupola nel corso della manovra di avvicinamento e distacco ed è l’unico in grado di rientrare e riportare a terra gli esperimenti da analizzare, e il russo PROGRESS il cui volo interrotto ha causato il prolungamento della missione Futura arrivata a 200 giorni, record per un’astronauta donna. Restano il peso e il valore di un’esperienza che – come sottolineato dal presidente ASI, Roberto Battiston – dimostra quanta tecnologia l’Italia produca nello spazio e per lo spazio e l’importanza dell’attività di ricerca in orbita, alla quale i nostri astronauti concorrono con professionalità maiuscola. La prima tappa del Post Flight Tour si chiude con l’incontro tra Aysha, una bambina pakistana di 7 anni che vive a Trento e aveva scritto a Samantha Cristoforetti sulla ISS chiedendo un ponte di pace con il suo Paese d’origine, e la nomina dei tre componenti l’equipaggio di Expedition 42/43 nel comitato d’onore del MuSe, dove già trova posto il patch panel della missione Futura.
da Sorrentino | Ott 5, 2015 | Eventi Scientifici e Culturali
“La malnutrizione infantile rappresenta uno dei problemi sanitari prioritari a livello mondiale: più di 200 milioni di bambini soffrono di qualche forma di malnutrizione; circa il 45% delle morti infantili ha come causa concomitante la malnutrizione, cioè quasi la metà dei 5,9 milioni di decessi infantili sotto i 5 anni registrati nel 2015” ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera, in apertura del Convegno organizzato al Padiglione Italia di EXPO Milano 2015 su “0 to 10 Feeding – UNICEF. Nutrizione e malnutrizione, dal concepimento ai primi 10 anni di vita. Il lavoro dell’UNICEF”, in cui sono stati affrontati tre momenti importanti per la vita di un bambino da 0 a 10 anni: gravidanza e allattamento; svezzamento, verso una sana e corretta alimentazione; corretti stili di vita. L’evento è patrocinato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e dal Ministero della Salute. Anche grazie al contributo dell’UNICEF, tra il 1990 e il 2014 i tassi di malnutrizione cronica sono diminuiti dal 39,4% al 23,8%, con i tassi di malnutrizione acuta che si attestano all’8%. Nel 2014, l’UNICEF ha fornito più di 30.440 tonnellate di alimenti terapeutici pronti per l’uso, 346 milioni di bustine di micronutrienti in polvere e 514 milioni di capsule di vitamina A, per un valore di oltre 154 milioni di dollari. Nel 2014, l’UNICEF ha fornito il 39% delle scorte di alimenti terapeutici pronti per l’uso da fornitori con sede nei paesi beneficiari dei programmi di intervento. Negli ultimi 5 anni, l’UNICEF ha investito più di 1,1 miliardi di dollari per i programmi di nutrizione in tutto il mondo.
Il Presidente di UNICEF Italia ha ricordato che dalla fine del 2010, – grazie alle generosità dei donatori italiani – sono stati sostenuti 10 progetti UNICEF contro la malnutrizione: 9 in Africa – Camerun, Ciad, Eritrea, Madagascar, Repubblica Centrafricana, Zambia, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio – e uno in Asia, il Myanmar. Negli ultimi cinque anni UNICEF ha trasferito oltre 27,7 milioni di euro. Lo scorso anno scolastico l’UNICEF ha sviluppato e messo in pratica con 150 bambini di 7 classi elementari di 4 città (Roma, Rieti, Milano, Taranto), un progetto pilota, che ha previsto attività di laboratorio nelle mense . Per i bambini è stato fondamentale essere protagonisti del percorso alimentare, ponendosi in modo attivo nei confronti di una sana e corretta alimentazione. Il progetto verrà rilanciato quest’anno scolastico con il contributo di tipo metodologico, legato allo studio e all’attivazione di percorsi formativi efficaci da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.
da Sorrentino | Ott 4, 2015 | Astronomia, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano

Nell’era dei telescopi spaziali, iniziata un quarto di secolo fa, gli osservatori terrestri continuano a svolgere una funzione di massimo rilievo nello studio dell’universo e, grazie a progetti sempre più ambiziosi e tecnologie ottiche adattive avanzate, sono destinati a diventare strumenti in grado di scandagliare con grande definizione le regioni cosmiche più profonde. Una prospettiva resa possibile dalla scelta oculata dell’insediamento. Non è un caso che l’ESO (European Southern Observatory) abbia scelto il Cile come base per installare i propri telescopi più importanti dell’emisfero australe. Il Paese sudamericano possiede infatti le condizioni climatiche ideali, in particolare nell’altopiano desertico di Atacama, sufficientemente distante dai centri urbani e dall’inquinamento luminoso, dove si contano 330 notti di cielo sereno durante l’anno. All’osservatorio di Paranal, a 2600 metri di altitudine, è installato il Very Large Telescope, il telescopio terrestre più potente del mondo, composto da quattro telescopi gemelli, ciascuno con uno specchio di 8,2 metri di diametro. Nella stessa regione cilena sorgono l’osservatorio di La Silla (specchio da 3.5 metri di diametro) e ALMA, radioosservatorio composto da 66 antenne a 5mila metri di quota.
L’astronomo Massimo Tarenghi, già project manager e poi direttore sia di Paranal che di ALMA, ne ha parlato a BergamoScienza 2015 anticipando l’appuntamento dal 5 all’8 ottobre a EXPO 2015 per celebrare il Cile “paese della astronomia”, destinato tra una decina di anni a ospitare il 70% della capacità di osservazione del cosmo profondo. Il freddo oceano Pacifico solcato dalla corrente che viene dall’Antartico e la cordigliera delle Ande che impedisce all’umidità di entrare nel Paese hanno creato nel deserto di Atacama le condizioni ideali per ammirare con eccezionale nitidezza le meraviglie della volta celeste. Inevitabile che la scelta del sito dove costruire il nuovo e potente E-ELT (European Extremely Large Telescope), che diventerà il più grande telescopio ottico del mondo, sia caduta su una sommità a 20 km ad est dell’osservatorio di Cerro Paranal, dove è posto il VLT. E_ELT avrà uno specchio principale di oltre 39,3 metri di diametro, formato da 798 segmenti di 1,45 metri di larghezza ciascuno. “Nessun telescopio può esulare dal controllo attivo degli specchi – sottolinea Tarenghi – Si tratta di adattare ogni singolo specchio in modo che l’ottica sia perfetta”. Nel caso del VLT, che ha una precisione di 5 nanometri, le correzioni sono gestite dal computer a intervalli di 60 secondi. Di fatto il telescopio ottico a terra può funzionare come fosse nello spazio, grazie alla tecnica interferometrica che, nel caso dell’avamposto ESO cileno, consente di lavorare con un diametro di 200 metri.
“L’entrata in funzione del supertelescopio E-ELT, che opererà nell’ottico e nell’infrarosso, è prevista nel 2024 – spiega Tarenghi – Esso permetterà di effettuare straordinarie scoperte scientifiche nel campo degli esopianeti, anche di tipo terrestre, della composizione di stelle appartenenti a galassie vicine e dell’Universo profondo”. Quanto al nuovo avamposto spaziale di osservazione astronomica, JWST (James Webb Space Telescope), il cui lancio è previsto nel 2018, avrà caratteristiche diverse da Hubble Space Telescope: sarà posizionato nel punto di equilibrio di Lagrange invece che in orbita terrestre e opererà con uno specchio di 6.5 metri di diametro contro i 2.4 del predecessore. Niente di paragonabile alla vita e al punto di osservazione di un astronomo che si trovi nella regione di Atacama, a cui è dato di vedere il cielo come in nessuna altra parte del mondo.