da Sorrentino | Ott 4, 2015 | Biologia, Eventi Scientifici e Culturali, Medicina
L’umanità deve prestare attenzione alla velocità con cui virus e agenti patogeni possono propagarsi da un continente all’altro, ma il rischio di pandemie devastanti come quelle che si sono manifestate dal secolo XIV a quello scorso è assai improbabile perché la scienza affina incessantemente i metodi per riconoscere e prevenire le forme potenzialmente letali. Così l’immunologo australiano Peter Charles Doherty, Premio Nobel per la Medicina 1996 per aver scoperto come il sistema immunitario riconosce le cellule infettate dai virus, il quale ha tenuto a BergamoScienza 2015 la “Rita Levi Montalcini Memorial Lecture” sottolineando la necessità di dedicare la ricerca allo sviluppo di vaccini nuovi e sempre più efficaci per contrastare le patologie virali.
Nel corso del XX secolo la popolazione mondiale è aumentata di quattro volte e in più viaggia rapidamente da un punto all’altro del pianeta, trasportando inevitabilmente agenti virali. Le figure dell’infettivologo e dell’epimediologo sono in prima linea e occorre un’allerta costante per evitare il proliferare e il propagarsi di nuovi tipi di infezioni. I virus più aggressivi e contagiosi sono quelli che si diffondono per via respiratoria. Indossare le mascherine, pratica ricorrente nei Paesi d’oriente, serve a evitare che l’individuo affetto diffonda la patologia. La pandemia di SARS, che ebbe il suo focolaio in Cina tra il 2002 e il 2003, ha provocato un numero esiguo di vittime (basti pensare che ogni anno negli USA 35mila persona muoiono di influenza) ma è costata 50 miliardi di dollari, perché la gente ha smesso di viaggiare.
Ci siamo resi conto che i pipistrelli della frutta trasportano tanti virus pericolosi: non solo la rabbia ma anche l’Ebola. Oggi potremmo scoprire un virus sconosciuto in poche settimane anziché in mesi come nel caso della SARS. Certo – osserva Doherty – se si fosse manifestata nell’era prescienza sarebbe diventata virulenta come la peste. Anche MERS, virus correlato della SARS arriva ancora dai pipistrelli della frutta, portatori di coronavirus, henipavirus, filovirus.
Il nostro sistema immunitario si basa su una capacità di difesa innata e sul sistema adattivo emerso nei vertebrati 400 milioni di anni fa. Sviluppiamo anticorpi e una memoria immunitaria di lungo termine e tutte le azioni immunitarie funzionano con le interazioni tra proteine. Abbiamo bisogno di sviluppare nuovi vaccini (per fermare il virus HIV di cui sono affette 35 milioni di persone disponiamo solo di un farmaco), ma dobbiamo fare attenzione alle patologie autoimmuni. Abbiamo cancellato il pericolo del vaiolo, siamo sul punto di eradicare la polio grazie alla grande azione planetaria del Rotary International, eppure ci ritroviamo a combattere contro ingiustificati pregiudizi che minano il piano di vaccinazione contro le malattie esantematiche facendo rischiare il ritorno del morbillo.
da Sorrentino | Ott 2, 2015 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano
Diciassette giorni di conferenze, spettacoli, mostre e laboratori e tre Premi Nobel, Così la XIII edizione di BergamoScienza (2- 18 ottobre 2015) dopo il record di 152mila presenze del 2014.
Si parte con Peter Charles Doherty, immunologo australiano, Premio Nobel per la Medicina (1996) per i suoi studi sulla specificità della difesa immunitaria, poi invitato a tenere la 3° Levi Montalcini’s Memorial Lecture in onore della grande scienziata già presidente onorario di BergamoScienza. Altrettanto attesi il Premio Nobel per la Chimica (1991) Richard Robert Ernst, che ha contribuito allo sviluppo del metodo spettroscopico ad alta risoluzione della risonanza magnetica nucleare, e il Premio Nobel per la Fisica (2010) Konstantin Novoselov, scopritore del grafene.
Sul tema dell’astronomia e dello spazio da segnalare la conferenza di Paolo Salucci della SISSA di Trieste su materia oscura wormholes traversabili, cioè di ipotetici tunnel tra regioni lontane della galassia, quella di Massimo Tarenghi, astronomo, emerito dell’ESO, e il capitolo finale dedicato alla ricerca della vita extraterrestre con Barry Goldstein, manager della missione NASA CLIPPER, svelerà i segreti di questo affascinante viaggio spaziale su Europa, satellite di Saturno.
14 miliardi di anni di storia in 80 minuti è il viaggio proposto dallo scrittore Antonio Pascale e dall’astrofisico Amedeo Balbi nella conferenza/spettacolo “Dal Big bang alla civiltà, in sei immagini”. L’ottica del disordine, gli esperimenti ottici che riescono a spiegare fenomeni fisici complessi, le applicazioni che vanno dalle immagini di parti del corpo umano, al miglioramento delle celle solari, e nuove sorgenti luminose sono gli argomenti della conferenza di Diederik Sybolt Wiersma (Dipartimento di Fisica e Astronomia, Università degli Studi di Firenze) “Luce sul disordine”. Il festival chiude con la lectio del Premio Nobel Konstantin Novoselov “Materiali a Flatlandia”, in cui il fisico parlerà della sua ricerca sul grafene, il primo materiale in assoluto a due dimensioni, che gli è valsa il Premio Nobel per la Fisica nel 2010.
Sono più di 100 i laboratori di sperimentazione scientifica che spaziano dalla matematica alla biologia, dalla robotica alla geometria, che avranno luogo negli spazi più belli e nelle scuole di città e provincia. Sono stati progettati da 48 scuole, grazie all’impegno di più di 240 insegnanti e di oltre 1500 studenti che offriranno la loro sapiente guida ai partecipanti.
Novità di questa edizione è l’apertura del BergamoScienceCenter, nuova sede dell’Associazione BergamoScienza, un centro permanente di scienza sempre aperto a tutti, un luogo d’incontro e aggregazione dove fare divulgazione e sperimentare, per dare vita a un progetto di scienza continuativo, rivolto a studenti, scuole e cittadini.
da Sorrentino | Ott 1, 2015 | Attualità, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano
Il Sopravissuto – The Martian, la nuova pellicola di Ridley Scott che rilancia il filone dell’avventura spaziale dopo Gravity e Interstellar, approda nelle sale cinematografiche dopo una speciale anteprima nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana alla presenza del ministro Stefania Giannini dell’astronauta Samantha Cristoforetti e del presidente Roberto Battiston. Un film e una trama certamente diversi, che ripercorrono fedelmente il romanzo omonimo pubblicato nel 2011 a firma del biologo Andy Weir. La traduzione cinematografica, sostenuta e supervisionata dalla NASA, descrive uno scenario che vuole apparire un capitolo di scienza ma concede qualcosa con gli inevitabili sconfinamenti nella fantascienza. Detto di Matt Damon, bravo a interpretare il protagonista Mark Watney un anno dopo Interstellar, avendo sempre a fianco Jessica Chastain, gli addetti ai lavori sono consapevoli che si tratta di un racconto costruito per farci amare il Pianeta Rosso visto come frontiera anche con i suoi aspetti ostili. Il sopravvissuto su Marte non è il Jim Lovell di Apollo 13 ma un essere umano che resiste a un ambiente inospitale come quello del pianeta più simile alla Terra. In una delle recensioni postate dalla critica cinematografica, che hanno preceduto l’uscita dl film, si riconosce l’abilità nel riuscire a filtrare in modo intelligente l’impostazione scientifica del romanzo, In The Martian non può che prevalere la drammatizzazione della vicenda in perfetto stile hollywoodiano. Watney diventa un intelligente botanico spaziale che si organizza e non cede al panico, accettando la sfida impossibile. Il merito maggiore del film di Ridley Scott è tenere viva l’attenzione sulla frontiera dell’esplorazione interplanetaria. Il romanzo di Andy Weir nasce dal voler dimostrare come un astronauta abbandonato sulla superficie di Marte, conoscenze tecnologiche alla mano così come con la strumentazione che potrebbe essere disponibile quando l’uomo approderà sul Pianeta Rosso, possa sopravvivere un tempo piuttosto lungo, un anno e mezzo nel caso specifico, in attesa di essere salvato da una nuova missione. E lo fa con una sorta di manieristica attenzione ai dettagli, restando in buona parte dentro la scienza, anche se appare azzardato definire il film un’opera di divulgazione scientifica.
da Sorrentino | Set 18, 2015 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Politica Spaziale, Primo Piano
La città di Milano ospita in esclusiva dal 18 settembre al 4 ottobre 2105 presso i Giardini Indro Montanelli la mostra europea itinerante “European Space Expo”. L’esposizione ha già raccolto 800mila visitatori in 28 città europee. L’obiettivo è di quello di illustrare – attraverso display interattivi, educativi e ludici appositamente realizzati – come lo spazio, nonché le attività e le applicazioni spaziali, abbiano ripercussioni dirette sulla vita quotidiana dei cittadini europei. L’esposizione spaziale europea è organizzata dalla DG Growth– la Direzione generale del Mercato Interno, dell’Industria, dell’Imprenditoria e delle Pmi della Commissione europea, in collaborazione con l’Agenzia del GNSS europeo (GSA), l’Agenzia spaziale europea (ESA), i programmi spaziali europei EGNOS, Galileo e Copernicus. L’edizione di Milano si sviluppa in partenariato con il Comune di Milano, EXPO in Città, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Aeronautica Militare e Thales Alenia Space e Telespazio.
All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri: Antonio Tajani, primo Vice Presidente del Parlamento Europeo, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, Roberto Maroni, Presidente Regione Lombardia, Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, Philippe Brunet, Direttore della Commissione europea responsabile per la Politica spaziale, Copernicus e difesa, Carlo des Dorides, Direttore esecutivo Agenzia europea GSA, Volker Liebig, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell’Agenzia spaziale europea (ESA), Alessandro Aresu, Consigliere Agenzia Spaziale Italiana, Donato Amoroso, Amministratore Delegato Thales Alenia Space Italia, Antonio Preto, Commissario AGCOM, Giancarlo Caratti, Vice Commissario Generale Padiglione Unione europea EXPO 2015, Fabrizio Spada, Direttore dell’Ufficio di Milano della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Padrino dell’evento Paolo Nespoli, Astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, che volerà per la sua terza missione in orbita nel 2017 a bordo della stazione spaziale internazionale.
Grazie al ricco materiale esposto, si scoprono le diverse applicazioni delle tecnologie satellitari. Attraverso esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, viene illustrati come le tali tecnologie siano in grado di contribuire alla protezione dell’ambiente, monitorare il cambio climatico, fornire aiuto nel gestire situazioni di emergenza (causate da disastri naturali o industriali), ma anche supporto alle missioni di aiuto umanitario e aumentare la sicurezza dei cittadini Europei ed infine di aumentare l’ l’efficienza di agricoltura e acquacoltura. Grazie agli investimenti in programmi faro dell’UE, come Galileo e Copernicus, (già GMES, monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza), i cittadini europei beneficeranno di numerosi servizi e applicazioni, che creeranno opportunità sui mercati mondiali e contribuiranno alla creazione di posti di lavoro nonché alla crescita economica. Con Galileo l’Europa è oggi più vicina al suo sistema di navigazione satellitare intelligente, che apporterà numerosi benefici alle nostre economie e alle nostre vite quotidiane. A partire dal 2016 la nuova costellazione di satelliti consentirà di migliorare una serie di servizi il cui corretto funzionamento dipende sostanzialmente dalle tecnologie di navigazione satellitare: dai navigatori satellitari per le automobili, che diventeranno più precisi, alla gestione efficace dei trasporti su strada, ai servizi di ricerca e salvataggio, alle operazioni bancarie, che saranno più sicure, all’affidabilità della fornitura di elettricità. Il mercato delle applicazioni globali di navigazione satellitare raggiungerà un giro d’affari di 240 miliardi di euro entro la fine del decennio: il 7 % del prodotto interno lordo – pari a 800 milioni di euro – dipenderà dai sistemi di navigazione satellitare. Studi indipendenti hanno evidenziato che Galileo potrebbe contribuire all’economia europea in ragione di un massimo di 90 miliardi di euro durante i suoi primi 20 anni di attività. Copernicus è il programma di osservazione della terra dell’ Unione europea che utilizza dati raccolti dai satelliti, nonché strumenti di misurazione terrestri, contribuendo alla protezione dell’ambiente e alla sicurezza dei cittadini. I servizi Copernicus supportano una vasta gamma di applicazioni ambientali e di sicurezza, tra cui il monitoraggio del cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile, i trasporti e la mobilità, la pianificazione regionale e locale, la sorveglianza marittima, l’agricoltura e la salute garantendo al tempo stesso ai cittadini preparazione e protezione in caso di crisi e catastrofi naturali o provocate dall’uomo. Secondo l’OCSE, il mercato mondiale dei dati commerciali di osservazione della Terra potrebbe raggiungere i 3 miliardi di euro nel 2017. Si prevede che Copernicus genererà benefici per un valore pari ad almeno dieci volte gli investimenti consentiti. Attualmente l’industria spaziale europea registra un fatturato annuale di 5,4 miliardi di euro e occupa una manodopera altamente qualificata, garantendo oltre 31,000 posti di lavoro.
L’ingresso è gratuito. L’esposizione è accessibile nei seguenti orari: da lunedì a venerdì 9-20; sabato e domenica 10-21.
E’ richiesta la prenotazione per gruppi scolastici: https://spaceexpo.spacetecpartners.eu/
In calendario il 28 settembre il seminario per le scuole dal titolo “Studiare il mare attraverso i dati previsionali: che mare farà?”.
da Sorrentino | Set 15, 2015 | Astronomia, Eventi Scientifici e Culturali, Missioni, Primo Piano
La città di Palermo ospita il DAWN Meeting 2015, incontro che fa parte del programma di riunioni periodiche in cui i ricercatori coinvolti nell’analisi dei dati raccolti dalla sonda mettono a confronto gli ultimi risultati ottenuti. Il meeting, della durata di quattro giorni è l’occasione per illustrare alla comunità scientifica i risultati delle recenti osservazioni del pianeta nano Cerere. DAWN, frutto di una collaborazione tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR), è stata lanciata nel 2007. Nel 2011 ha raggiunto l’asteroide Vesta, rimanendo nella sua orbita per circa 18 mesi, durante i quali ha raccolto una enorme quantità di dati che ha consentito agli scienziati di tracciare un quadro completo dell’asteroide. Successivamente, grazie al propulsore ionico, la sonda ha potuto conseguire il suo secondo obiettivo, il pianeta nano Cerere. Raggiunto a marzo di quest’anno, DAWN ha iniziato il suo percorso di osservazioni con una serie di orbite a spirali discendenti che hanno consentito indagini scientifiche da una distanza di 4.400 Km (Survey Orbit) sino a 1.470 Km attuali (High Altitude Mapping Orbit). A bordo della sonda vi sono tre strumenti scientifici, tra i quali lo spettrometro italiano VIR-MS (Visual-InfraRed Mapping Spectrometer), realizzato grazie al finanziamento e coordinamento dell’ASI che ne ha affidato la costruzione alla Selex ES con la responsabilità scientifica all’INAF.
“La partecipazione italiana alla missione DAWN – ha commentato Raffaele Mugnuolo, responsabile di programma dell’ASI – è motivo di orgoglio per il ‘made in Italy’, e rappresenta un’ulteriore testimonianza della capacità di realizzazione di strumentazione scientifica, e dell’eccellenza della comunità scientifica nazionale riconosciuta a livello mondiale”. “L’evento organizzato a Palermo è anche l’occasione per rendere omaggio a all’astronomo italiano Giuseppe Piazzi che nel 1801 ha scoperto il primo asteroide proprio dall’Osservatorio Reale di Palermo, battezzandolo Ceres Ferdinandea, in onore alla dea protettrice del grano e della Sicilia e a Ferdinando IV di Borbone – ha dichiarato M.Cristina De Sanctis, responsabile dello strumento italiano VIR – Come la scoperta di Piazzi ha dato origine ad una nuova era nel campo dell’astronomia, oggi la missione DAWN da impulso a nuove entusiasmanti scoperte”.
I dati raccolti attorno a Vesta in più di 12 mesi di osservazione hanno fornito prove del fatto che Vesta è in realtà un corpo celeste che ha subito un processo di differenziazione analogo ai pianeti rocciosi. Con un nucleo di ferro, formatosi sin dai primi giorni del sistema solare è sopravvissuto all’interno della fascia degli asteroidi a forti e frequenti impatti. Accanto ai risultati sulla mineraologia della superficie e alla conferma che i meteoriti HED provengono proprio da Vesta (uno dei risultati notevoli ottenuti grazie allo spettrometro Italiano VIR-MS) la scoperta più importante è prorpio questa: Vesta può essere annoverato tra i protopianeti, più simile alla nostra Luna che agli altri asteroidi.
Dopo un viaggio di più di 28 mesi sotto la spinta del suo motore a ioni, Dawn ha iniziato le manovre di avvicinamento a Cerere nel gennaio del 2015 ed è entrato nel suo campo gravitazionale il 6 Marzo 2015: da questo momento la missione può fregiarsi del titolo di primo oggetto costruito dell’uomo che avrà osservato in maniera continuativa – e non con un breve fly-by – due oggetti distinti del nostro Sistema Solare.
da Sorrentino | Set 15, 2015 | Eventi Scientifici e Culturali, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
Un proficuo confronto tra beni culturali e tecnologie spaziali, in cui l’Italia detiene una consolidata posizione di riferimento: questo il fulcro del workshop “Tecnologie applicative e servizi aerospaziali a supporto del Patrimonio culturale”, svoltosi il 15 settembre 2015 a Roma, presso il del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT). L’evento è stato promosso dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal MIBACT e realizzato con la collaborazione dell’Associazione per i Servizi, le Applicazioni e le Tecnologie ICT per lo Spazio (ASAS) e dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR). Lo scopo del workshop è stato quindi di evidenziare le potenzialità e i vantaggi che la sinergia spazio-beni culturali possono apportare per una migliore conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico e per una più forte presenza del sistema nazionale negli scenari europei e internazionali.
I lavori, cui hanno preso parte i massimi protagonisti del settore sia in rappresentanza delle istituzioni che del mondo delle imprese, sono stati introdotti dal presidente dell’ASI Roberto Battiston, dal segretario generale del MIBACT Antonella Pasqua Recchia e dal presidente dell’ASAS Maurizio Fargnoli. Le attività spaziali italiane, attraverso l’ASI, sono da tempo a disposizione delle istituzioni operanti nel settore beni culturali, grazie ai dati dei sistemi satellitari di osservazione della Terra. In particolare, i satelliti del programma COSMO-SkyMed sono impegnati nelle attività di monitoraggio di alcuni siti archeologici italiani e l’ASI è da tempo al lavoro per mettere a disposizione i dati satellitari di osservazione capaci di realizzare prodotti e servizi efficaci nella tutela del nostro patrimonio. Tuttavia, esistono ancora delle criticità che possono essere superate favorendo la ‘trasversalità’ tra patrimonio artistico e tecnologia e coinvolgendo le aziende dei settori innovativi – come quelli dell’ICT e delle applicazioni spaziali – per realizzare una ‘messa a sistema’ delle esperienze scientifiche realizzate fino ad ora con risultati di eccellenza.
“Gestire il dato – ha dichiarato il presidente dell’ASI Roberto Battiston – è solo una piccolissima parte del lavoro. Il vero lavoro è mantenere il servizio. Per questo si sta ragionando anche con il governo per arrivare ad avere abbastanza massa critica tale da poter garantire un servizio”.
Il segretario generale del MIBACT Antonella Pasqua Recchia ha sottolineato, nel suo intervento introduttivo, il ruolo che i beni culturali svolgono per lo sviluppo dei territori e dell’economia e l’importanza che l’innovazione – ad esempio l’utilizzo dei satelliti dallo spazio o dei droni dal cielo – può avere nella conservazione e difesa del patrimonio culturale, che rappresenta così tanta parte dell’Italia. Per Maurizio Fargnoli, presidente dell’ASAS, associazione che riunisce le principali imprese del settore aerospaziale, “bisogna avviare una collaborazione più stretta tra questi due ambiti che finora si sono solo sfiorati”.
Il presidente Battiston, che recentemente ha siglato un importante accordo con la NASA per l’utilizzo dei dati COSMO-SkyMed, ha sottolineato come sia fondamentale “gestire in modo intelligente” i dati satellitari, rendendo sempre più aperti e quindi accessibili a una platea sempre più vasta i dati generali e valorizzando quelli più dettagliati che possono interessare utenti specifici e quindi hanno un valore economico.
“Sugli Open Data – ha proseguito Battiston – abbiamo lanciato a febbraio due Call per l’utilizzazione dei dati satellitari per realizzare applicazioni innovative. Una destinata alla componente scientifica l’altra per le PMI. Mentre la scienza ha risposto con grande successo le piccole e medie imprese tardano a farsi sentire. Questo è un problema, perché se non riusciamo a mettere a sistema concreto e continuo non riusciremo a fare una reale attività di monitoraggio”.