da Sorrentino | Dic 4, 2014 | Primo Piano, Programmi
Conto alla rovescia per il programma di Simulazione Marziana promosso da Italian Mars Society, che si svolgerà dal 7 al 14 Dicembre 2014 all’Osservatorio Astronomico di Madonna di Campiglio, nell’ambito del progetto ERAS (European Mars Analag Station: www.erasproject.org). Un equipaggio di quattro astronauti volontari, scelti attraverso una CALL lanciata da Italian Mars Society e in possesso di conoscenze in materie come sviluppo software, robotica, psicologia, fisiologia, medicina, missioni avioniche, simulerà le attività di esplorazione marziana su quattro postazioni di simulazione, appositamente progettate e costruite da Italian Mars Society e denominate MOTIVITY, sperimentando le condizioni di vita e lavoro in un ambiente confinato, riconducibili a quelle che si ritroverebbero in una stazione abitata presente su Marte.
Direttore di missione è Franco Carbognani, coordinatore scientifico e tecnologico del progetto ERAS di Italian Mars Society, dal quale dipendono tutte le attività programmate nel corso della settimana di simulazione marziana. I componenti l’equipaggio sono: Alexandre Mangeot, ingegnere aerospaziale francese, in veste di comandante; Mark Wylie, ingegnere meccanico inglese specializzato in ingegneria biomedica, specialista di missione; l’italiano Vito Gentile, ingegnere esperto in computer e reti neurali, specialista di missione; Tanja Lehmann, tedesca, laureata all’istituto di astronautica dell’Università di Monaco in tecnologie elettroniche applicate allo spazio, ricopre il ruolo di responsabile della sicurezza e della salute. Dell’equipe scientifica di supporto alla settimana di simulazione marziana fanno parte Yuval Brodsky e Ezio Melotti. Yuval Brodsky, canadese, ha lavorato all’ESA ed è specializzato negli studi sulle performance umane in ambiente estremo, con particolare riferimento allo spazio. Ha partecipato nel 2011 alla missione 102 Mars Desert Research Station della Mars Society con il ruolo di astronomo e geologo. Ezio Melotti, ingegnere del software, specializzato nel linguaggio di programmazione Python, di cui è sviluppatore con all’attivo oltre 1.000 applicazioni.
Questo capitolo sperimentale del progetto ERAS, denominato V-ERAS (Virtual ERAS), rappresenta la prima missione di realtà virtuale su Marte e ha lo scopo di simulare, in previsione della costruzione della stazione fisica di ERAS, alcuni aspetti connessi all’esplorazione marziana. In particolare: la progettazione dello habitat, il monitoraggio dello stato di salute degli astronauti, la programmazione scientifica della missione esplorativa, l’addestramento dell’equipaggio spaziale, la divulgazione scientifica rivolta al largo pubblico.
La stazione europea analogica Marte per Advanced Technologies Integration (ERAS) è un programma guidato dalla Mars Society Italiana (IMS), presieduta da Antonio Del Mastro, con l’obiettivo principale di fornire un efficace banco di prova per gli studi in campo operativo in preparazione delle missioni umane sul Pianeta Rosso. Preliminarmente alla sua costruzione, Italian Mars Society ha avviato lo sviluppo di un sistema di simulazione basato sulla realtà virtuale (VR) della Stazione ERAS (V-ERAS).
Il principale vantaggio di tale simulazione è rappresentato dalla possibilità di effettuare sessioni di test con un equipaggio messo nelle condizioni di interagire con l’ambiente futuro prima che la stazione sia costruita. Questo metodo consente di familiarizzare con l’ambiente reale della stazione e con le relative missioni con una forte riduzione dei costi. L’obiettivo principale di questa attività sarà la realizzazione di simulazioni di adeguata fedeltà e la validazione dei dati ottenuti durante le sessioni di test, in modo che possano essere usati in fase di progettazione della stazione stessa. V-ERAS consente di riesaminare il design abitativo, in fase di studio e prototipazione, in quanto la tecnologia VR è la più appropriata per una simulazione efficace degli ambienti interni prima della costruzione finale. Nel contempo V-ERAS rappresenta una piattaforma per lo sviluppo di conoscenze, metodi e norme per la creazione di un sistema integrazione e autonomo di gestione della salute dell’equipaggio, dal momento che durante la simulazione verrà utilizzato un set completo di dispositivi biometrici. La stessa piattaforma sperimentale è propedeutica alla pianificazione di missioni scientifiche e test per l’equipaggio. In questo caso l’attenzione è rivolta a una serie di scenari specifici incentrati sulla collaborazione uomo-robot, utilizzando i risultati dello sviluppo di robotica avanzata in corso nell’ambito del progetto ERAS. V-ERAS presenta caratteristiche uniche rispetto ad altri analoghi marziani, in quanto sarà altamente accessibile al pubblico, aumentando così la conoscenza e la sensibilizzazione del grande pubblico verso gli studi e le ricerche in ambiente marziano. A tale scopo, durante la settimana di simulazione, si terranno eventi formativi e divulgativi dedicati all’esplorazione di Marte. L’equipaggio sarà composto da quattro individui scelti principalmente per le loro conoscenze scientifiche e tecnologiche in settori quali la psicologia, la fisiologia, la medicina, le operazioni di missione, fattori umani e abitabilità. L’equipaggio includerà un direttore di missione e un comandante. Il Direttore di Missione (MD) è responsabile del funzionamento generale e del corretto svolgimento della missione V-ERAS-14, garantendo il rispetto delle regole di missione e il coordinamento ottimale di tutte le azioni necessarie a seguito di modifiche al programma. Il MD è responsabile finale per la condotta generale della missione; coordina e accetta tutte le azioni necessarie con la squadra equipaggio. Inoltre, il Direttore di Missione è responsabile per la modifica dell’equipaggio e la revisione del programma di missione in base allo stato dell’hardware V-ERAS e alla salute dell’equipaggio.
Il Comandante dell’Equipaggio (CC) ha il compito di coordinare le operazioni, aiutare a risolvere i problemi tecnici lato equipaggio durante la missione, raccogliere i dati di missione per le successive analisi ed elaborazioni. La missione V-ERAS-14 prevede la presenza di un Team di Comunicazione, responsabile del coordinamento delle attività di sensibilizzazione e di gestione delle attrezzature multimediali. Le attività quotidiane del team di comunicazione comprendono i rapporti con i media, la pubblicazione delle foto del giorno, dei video e delle news sui canali web e social media, l’organizzazione di conferenze e visite guidate di pubblico e dei media presso la struttura V-ERAS.
Nel corso della Settimana di Simulazione Marziana sono previsti livelli di interattività crescenti, partendo dalla fase di ambientamento all’interno della stazione basata sulla superficie di Marte e proseguendo con familiarizzazione con la gravità ridotta e attività extraveicolari anche alla guida di rover, monitoraggio della salute dell’equipaggio, prove di telecomunicazioni tra i membri di equipaggio e il centro di controllo della missione.
da Sorrentino | Dic 2, 2014 | Politica Spaziale, Primo Piano
Si è svolta a Lussemburgo il 2 dicembre la Conferenza dei ministri degli Stati membri dell’Agenzia Spaziale Europea: la delegazione italiana è stata guidata dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, e dal presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. Il Consiglio ha assunto una decisione storica, approvando un programma pluriennale di sviluppo di una nuova generazione di lanciatori europei (Ariane 6 e VEGA C). Grazie a questa decisione l’Europa continuerà ad avere una capacità autonoma di accesso allo spazio per i lanci istituzionali e anche un lanciatore più competitivo che potrà assicurarsi una fetta importante del mercato commerciale. Una nuova organizzazione industriale consentirà inoltre una gestione più efficiente del programma lanciatori e un risparmio importante per gli stati membri dell’ESA. “Il Consiglio Ministeriale dell’ESA è stato un successo pieno per l’Europa e per l’Italia – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini – per la definizione del futuro percorso delle attività spaziali europee. L’Italia, oggi, si è affermata come mediatore tra i principali players nel settore spaziale. Questo è anche un risultato importante per gli effetti che porterà a livello economico, con ricadute industriali notevoli, con posti di lavoro e crescita di conoscenza e tecnologica. La ricerca spaziale si conferma fattore chiave per affrontare le grandi sfide della globalizzazione ed elemento fondamentale per supportare la crescita economica europea. È importante sottolineare la decisione legata alla nuova generazione di lanciatori Ariane 6 e Vega C, che permetterano al nostro continente di restare indipendente in questo settore. Entrambi i lanciatori avranno un unico motore, di produzione italiana: questo porterà all’industria del nostro Paese oltre dieci anni di attività produttiva di alta tecnologia”. Il nuovo programma assicura importanti vantaggi per l’Italia grazie a una forte sinergia tra Ariane 6 e VEGA-C, un programma a leadership italiana, centrata in particolare sui motori P120C che saranno impiegati sia per i vettori Ariane, sia per il Vega. Il VEGA-C diventa così un componentefondamentale della nuova famiglia di lanciatori, un ruolo riconosciuto anche dalla Germania che proseguendo nell’impegno assunto a Napoli nel 2012 ha deciso diinvestire ulteriormente nel programma. Per l’Italia si tratta di un risultato molto importante che assicura uno sviluppo decennale delle capacità industriali italiane, la salvaguardia di posti di lavoro qualificati e l’ulteriore valorizzazione e crescita delle nostre capacità tecnologiche. “Vega diventa grande – ha dichiarato il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – la Ministeriale ESA 2014 affrontava un programma strategico per i nuovi lanciatori per l’Europa, in questo contesto l’Italia con Vega fornisce una competenza centrale per tutta la famiglia dei lanciatori Ariane e Vega. Grazie al motore solido del P120 sviluppato da Avio a Colleferro e di derivazione dal P80. Passaggio, questo, fondamentale, per garantire l’accesso europeo alla spazio in modo competitivo e adatto alla situazione di evoluzione mondiale in rapido cambiamento. Abbiamo visto L’ESA al lavoro per rappresentare l’Europa che vogliamo e per mantenere tutte le potenzialità del vecchio continente alla frontiera della tecnologia. Lo sviluppo dei lanciatori è stato uno dei tre temi su cui i paesi membri hanno trovato, oggi, la definizione di un accordo strategico. Sul tavolo la continuazione della Stazione Spaziale Internazionale fino al 2017 con la prospettiva della continuità fino al 2020 e insieme al finanziamento della missione 2018 del programma ExoMars. Un elemento, questo, che garantisce lo sviluppo delle strumentazioni senza ritardi sui piani previsti per lamissione europea su Marte, un programma di cui l’Italia è leader”. Il secondo traguardo raggiunto dall’Italia riguarda il programma di esplorazione di Marte Exomars che è la prosecuzione naturale dell’esplorazione lontana, dopo il programma Rosetta. Con le nuove sottoscrizioni, in particolare da parte della Gran Bretagna con la quale Asi ha registrato una forte condivisione di obiettivi e responsabilità, il programma raggiunge la soglia necessaria per proseguire. Molto importanti anche gli impegni di Francia, Spagna e Germania. Un altro importante impegno italiano ha riguardato la prosecuzione delle attività relative alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’Italia ha, infatti, deciso di aumentare il proprio contributo ritenendo importante sostenere la Stazione Spaziale Internazionale come infrastruttura unica per le attività di ricerca che potranno essere realizzate in particolare anche da astronauti italiani. Proprio in questo momento un’astronauta italiana dell’ESA, Samantha Cristoforetti, è a bordo della ISS per realizzare importantiesperimenti scientifici italiani grazie ad un accordo bilaterale tra l’ASI e la NASA. Da sottolineare anche la sottoscrizione italiana alla seconda fase del periodo 3 del programma Copernicus space component per garantire la partecipazione del nostro paese alle missioni Sentinella 5 e Jason CS e agli studi della futura generazione di Copernicus. Un ultimo significativo passo fondamentale per l’Italia è stata la sottoscrizione da parte di importanti paesi (Francia, Spagna, UK e Svezia) del Programma PRIDE, che prevede lo sviluppo di tecnologie per i veicoli spaziali automatici concapacità di rientro sulla terra.
Questo programma,fortemente voluto da parte italiana, raccoglie l’heritage del progetto IXV a guida italiana che sarà lanciato a febbraio 2015 con il lanciatore Vega. Da un punto di vista politico sono state approvate tre importanti Risoluzioni: – Resolution on access to space La Risoluzione prevede di dotare l’Europa di una nuova famiglia di lanciatori di nuova generazione più affidabili e competitivi sul mercato per lanci istituzionali e commerciali. I Paesi partecipanti al programma dei lanciatori hanno individuato nella realizzazione deilanciatori Ariane 6 (primo lancio nel 2020) e Vega C(primo lancio nel 2018) gli obiettivi del prossimo decennio. – Resolution on Europe’s space exploration strategy La Risoluzione evidenzia il valore scientifico, tecnologico e strategico delle attività di esplorazioneper l’Europa ed identifica tre destinazioni privilegiate per i programmi futuri: Esplorazione in orbite basse, incluso ISS; Luna; Marte.
– Resolution ESA evolution La Risoluzione sull’evoluzione dell’ESA valorizza i rapporti con l’Unione Europea riconoscendolo un partner privilegiato, maribadisce l’interesse degli Stati Membri ad un’agenzia per lo spazio indipendente ed autonoma che operi nel rispetto dell’attuale Framework Agreement valorizzando le competenze del settore spaziale, garantendo importanti ricadute economiche e sociali per i cittadini europei e realizzando programmi di rilevanza internazionale e missioni con obiettivi scientifici di eccellenza. La Risoluzione prevede inoltre la valorizzazione della cooperazione internazionale conPaesi che non fanno parte dell’Unione Europea, sia per massimizzare le sinergie scientifiche e tecnologiche a livello globale sia come strumento di carattere strategico e politico.
da Sorrentino | Dic 1, 2014 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Presentate in anteprima mondiale a Ferrara le mappe della polarizzazione del fondo cosmico a microonde ottenute dal telescopio spaziale Planck, che confermano il modello standard dell’universo, ridimensionando le incongruenze fra modelli di derivazione astrofisica e modelli di derivazione cosmologica. Quando si sono accese le prime stelle? La materia oscura è andata incontro a un processo di annichilazione, processo che potrebbe aver lasciato tracce nella radiazione cosmica di fondo a microonde? Sono, questi, alcuni fra i tanti interrogativi irrisolti della cosmologia che le mappe in polarizzazione di Planck, il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea per lo studio della radiazione cosmica di fondo a microonde (CMB, Cosmic Microwave Background), permettono da oggi d’iniziare ad aggredire in modo nuovo e promettente.
Risultati molto attesi da tutta la comunità scientifica, quelli racchiusi nelle mappe di Planck, sui quali sono stati chiamati a s confrontarsi oltre duecento scienziati giunti da tutto il mondo a convegno dall’1 a 5 dicembre nel capoluogo estense. Risultati ancora preliminari e non pubblicati, ma che già lasciano intravedere una ricostruzione dell’età oscura dell’universo in grado di smussare alcuni fra gli attriti fino a ora irrisolti tra il punto di vista dell’astrofisica e quello della cosmologia.
L’età oscura raccontata nelle nuove mappe di Planck è oscura in senso letterale: corrisponde al periodo buio che precede l’accensione delle prime stelle. Una lunga epoca che ha inizio circa 380 mila anni dopo il Big Bang, quando l’universo – con la formazione dei primi atomi d’idrogeno – divenne trasparente, permettendo così alla CMB d’attraversarlo e di giungere fino a noi, e che termina con la cosiddetta epoca di reionizzazione: ovvero la transizione all’epoca, in cui l’idrogeno non condensato in galassie è quasi completamente ionizzato. Transizione che si è soliti far coincidere, appunto, con l’epoca di formazione delle prime stelle, e sulla cui collocazione temporale le osservazioni astrofisiche – come quelle degli spettri dei quasar più lontani – non trovano corrispondenza nei risultati cosmologici ottenuti dal satellite WMAP della NASA.
Quand’è stato, dunque, che la luce delle stelle ha iniziato a fendere il buio dell’età oscura? «Il problema non è quando sono nate le prime stelle», precisa Gianfranco De Zotti, professore a contratto alla SISSA (Trieste) e associato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, «ma qual è la sorgente d’energia responsabile della reionizzazione. Il risultato di WMAP implica che questa transizione dev’essere avvenuta in un’epoca remota, quando l’età dell’universo era meno di mezzo miliardo di anni. Secondo le attuali conoscenze, a quest’epoca le galassie non erano in grado di produrre la transizione. Per spiegarla, quindi, si doveva ricorrere ad altre sorgenti di energia, introdotte ad hoc. I nuovi risultati di Planck indicano invece che la transizione può essere avvenuta parecchie centinaia di milioni di anni più tardi, e che può essere spiegata dall’emissione delle galassie. Questo configura uno scenario in cui le informazioni che vengono dalla cosmologia si raccordano elegantemente con quelle che vengono dall’astrofisica, rimuovendo (anche se non escludendo) la necessità di sorgenti esotiche di energia.»
I nuovi dati di Planck hanno poi qualcosa da dire anche riguardo alla materia oscura, e in particolare alla possibilità che le particelle di materia oscura possano annichilarsi tra loro. «Si tratta di un processo di annichilazione predetto da molti modelli teorici», spiega Silvia Galli, ricercatrice postdoc presso l’Institut d’Astrophysique di Parigi, «e del quale si potrebbero trovare i segni nella CMB. Ebbene, i dati in polarizzazione di Planck permettono di porre vincoli circa quattro volte più stringenti, rispetto ai precedenti esperimenti cosmologici, sulla possibilità che questo fenomeno avvenga, permettendoci di gettare nuova luce sulla natura di questa misteriosa componente dell’universo».
«È un fatto rimarchevole che la polarizzazione di Planck sia, in generale, ben compatibile con i risultati forniti dall’intensità della radiazione di fondo», nota Paolo Natoli, professore dell’Università di Ferrara e senior scientist di ASI Science Data Center, «risultati che sono oggi ancora più accurati rispetto a quelli della prima mappa, presentata del 2013. Per esempio, il numero delle famiglie di neutrini “viste” da Planck è oggi ben compatibile con il valore del modello standard della fisica delle particelle, che è pari a tre. Inoltre, Planck pone dei limiti notevoli sulla massa dei neutrini: già nel 2013 questi limiti erano già un fattore due migliori di quanto si possa fare con gli esperimenti terrestri, con Planck 2014 siamo arrivati ad un fattore tre.»

I nuovi risultati di Planck derivano principalmente dalle mappe della polarizzazione: una proprietà (come la lunghezza d’onda, o l’ampiezza) della radiazione elettromagnetica molto difficile da misurare nella CMB, ma cruciale per ricostruirne la storia, l’ambiente dal quale ha avuto origine e quello che si è trovata ad attraversare nel corso del suo lungo viaggio fino a noi, durato circa 13.8 miliardi di anni. Lo stato di polarizzazione della CMB cambia se essa incontra elettroni liberi lungo il suo percorso, quindi la sua misura fornisce informazioni sulla condizione, neutra o ionizzata, della materia che attraversa.
«Grazie al debole segnale contenuto nelle mappe in polarizzazione di Planck, stiamo finalmente iniziando a ricomporre l’intero puzzle della storia dell’universo, dalle fluttuazioni primordiali alla fine dell’età oscura. Questo senza più essere costretti a ricorrere a “tasselli esotici”, estranei al modello standard della cosmologia», sottolinea Reno Mandolesi, professore a contratto all’Università di Ferrara e associato INAF presso lo IASF di Bologna, nonché responsabile di uno dei due strumenti a bordo del satellite, il Low Frequency Instrument (LFI), finanziato dall’ASI e realizzato in gran parte in Italia. «I risultati presentati questa settimana a Ferrara verranno pubblicati entro la fine dell’anno, dunque fra poche settimane. All’esito di un lavoro lungo ed estremamente complesso, questo convegno è un’occasione preziosa di confronto con il resto della comunità scientifica mondiale. Per noi della collaborazione Planck, Ferrara rappresenta la continuazione di una straordinaria avventura, durata più venti anni. Un’avventura che ha messo – e ancora metterà, visto che abbiamo in programma un ulteriore appuntamento nel 2015 – a disposizione del mondo intero una quantità straordinaria di dati e informazioni.»
da Sorrentino | Nov 27, 2014 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano
I 50 anni dell’Agenzia Spaziale Europea sono stati festeggiati nella sede Esrin di Frascati, alla presenza del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, del presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, del direttore generale dell’ESA Jean-Jacques Dordain, e dell’astronauta Luca Parmitano anche nelle vesti di ambasciatore del semestre italiano di presidenza europea, ai quali si è aggiunta virtualmente Samantha Cristoforetti con un breve messaggio filmato registrato poco prima della sua partenza dal cosmodromo di Baikonour verso la stazione spaziale internazionale in cui sta conducendo la missione Futura. La celebrazione del mezzo secolo di attività cade all’indomani di due importanti successi: l’approdo del lander Philae rilasciato dalla sonda europea Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e il lancio della prima astronauta italiana, chiamata a svolgere una missione di lunga durata a bordo della ISS. Il messaggio raggiante di Samantha Cristoforetti induce il ministro Giannini a elogiare l’importante traguardo per la ricerca italiana e per le donne in genere e Jean-Jacques Dordain a ricordare che la missione Futura è solo l’ultimo esempio dell’attenzione che l’Esa e l’Italia dimostrano reciprocamente. Tanti successi scanditi scanditi all’insegna della cooperazione nelle attività a spaziali europee, in cui l’Italia ha avuto e continuerà ad avere un grande ruolo – ha assicurato il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea. Che le capacità tecnologie del vecchio continente siano all’avanguardia lo dimostra il recupero all’attività dei satelliti Galileo, lanciati in un’orbita diversa da quella nominale, che a giorni inizieranno i test di validazione.
Il presidente dell’ASI, Roberto Battiston, ha sottolineato come lo spazio sia il volano dell’economia futura, partendo da un dato eloquente. In Italia lavorano nello spazio più di 6000 addetti, per un valore di riferimento di 3,6 miliardi di euro costantemente in crescita. Gli ha fatto eco il ministro Stefania Giannini, ricordando che lo spazio fa da traino in chiave di innovazione a tutti gli altri settori produttivi e della ricerca, e rappresenterà una grande opportunità e una grande sfida oltre ad essere già un asset primario per il progresso della società. In tal senso occorre impegnarsi ad investire nel settore spaziale senza mai far mancare le risorse necessarie, secondo una visione di lungo periodo.
L’ESRIN di Frascati, nato nel 1966 come centro dell’Agenzia Spaziale Europea specializzato nell’Osservazione della Terra, è la casa dell’Agenzia Spaziale Europea in Italia – ha detto Dordain – e l’Italia, oltre che membro fondatore, è tra i primi tre paesi contributori dell’ESA. Ma soprattutto – ha aggiunto – l’Italia è fortemente presente in tutte le sue attività, nessuna esclusa: dai lanciatori al volo umano, dalle telecomunicazioni alle missioni scientifiche. Una grande presenza di cui ESA ha bisogno”.
I concetti di “cooperazione, innovazione, professionalità e evoluzione” sono stati più volte ribaditi dal direttore generale dell’ESA, come le linee guida dell’attività dell’Agenzia. “Lo Spazio – ha concluso Dordain – è il nostro futuro. Non possiamo comprendere il futuro senza comprendere lo Spazio”. Quella in cui nasceva l’ESA “era un epoca in cui gli uomini erano capaci di sognare e pensare il futuro” ha poi detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “In questi 50 anni – ha aggiunto Battiston, che ha anche ricordato i recenti successi di tre donne italiane: Fabiola Giannotti, Simonetta Di Pippo e Samantha Cristoforetti – è stato fatto più che in tutta la Storia dell’umanità. Abbiamo raggiunto risultati straordinari, in termini di scoperte e di avanzamento scientifico e tecnologico. E ci si è riusciti perché ci siamo saputi organizzare per cooperare insieme”. Nello spirito dello slogan scelto da ESA per la cerimonia -“Serving European cooperation and innovation” – Luca Parmitano ha voluto sottolineare lo spirito di servizio con cui interpreta il proprio ruolo. “Il nostro servizio – ha detto – è un incredibile privilegio, con cui possiamo contribuire a fare del mondo un posto migliore. E’ l’ispirazione che guida i sogni e niente ispira l’uomo meglio del lavorare, con amore, accanto ad altri uomini”.
In linea con gli altri interventi, il ministro Stefania Giannini ha sottolineato il valore della cooperazione: “Le imprese di questi straordinari 50 anni – ha detto – non sarebbero state possibili per le singole agenzie nazionali. E’ stato proprio il coordinamento internazionale a farle diventare realtà”. Il ministro ha poi spostato l’attenzione sulla ministeriale ESA, in calendario agli inizi dicembre, sottolineando come la politica – e i politici – proprio in questa fase di crisi e di minori risorse abbia una grande responsabilità, perché deve decidere quale direzione prendere e mantenere una visione di lungo periodo. “Non abbiamo molti soldi da spendere ma bisogna scegliere” ha detto il ministro, sottolineando che “il governo italiano ha deciso di investire nello Spazio perché pensa che questo settore sia fondamentale”. E la prima occasione per dimostrare questo impegno – ha concluso il ministro – “sarà la riunione ministeriale del 2 dicembre, in cui ciascun Paese membro sarà chiamato a dichiarare l’entità del suo impegno economico per il settore aerospaziale.
In chiusura dell’evento, il ministro Giannini, Roberto Battiston e Jean-Jacques Dordain hanno firmato il certificato commemorativo dei primi 50 anni di cooperazione europea nello Spazio.
da Sorrentino | Nov 24, 2014 | Attualità, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Gli astronauti di Expetidion 42/43, Samantha Cristoforetti, Anton Shkaplerov e Terry Virts, hanno raggiunto la loro destinazione finale in meno di 5 ore e 48 minuti dopo il lancio, e dopo quattro orbite intorno al nostro pianeta, come è nel piano di volo della Soyuz. La navicella ha attraccato come previsto alle 03:49 (02:49 GMT) e il portello verso la loro nuova casa nello spazio è stato aperto alle 06:00 (05:00 GMT).
Samantha ed i suoi compagni di viaggio sono stati accolti a bordo dal comandante NASA della Stazione, Barry Wilmore, e dai cosmonauti Yelena Serova ed Alexander Samokutyaev della Roscosmos. Appena due settimane fa, i tre residenti avevano salutato la Spedizione di cui faceva parte l’astronauta ESA Alexander Gerst.
Dopo l’arrivo sulla stazione spaziale, la prima chiamata con la mamma. Samantha Cristoferetti, la prima donna italiana nello spazio, racconta emozionata: “E’ molto meglio di come me lo sognavo”.
SAMANTHA CRISTOFORETTI IN COLLEGAMENTO DALLA ISS
Per maggiori informazioni sulla missione Futura di Samantha, consultate il sito www.esa.int/Futura
Aggiornamenti in diretta da Samantha e dai direttori di missione nel blog di missione “Avamposto42” via https://avamposto42.esa.int/
Potete anche seguire Samantha su Twitter: @astro_samantha
da Sorrentino | Nov 23, 2014 | Attualità, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
La Soyuz Expedition 42/43 ha ufficialmente preso il via alle 22:01 (ora italiana) di domenica 23 novembre e contestualmente è iniziata FUTURA, la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana, che vede protagonista Samantha Cristoforetti, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano pilota dell’Aeronautica Militare. Una missione resa possibile da un accordo bilaterale tra Agenzia Spaziale Italiana e NASA, in base al quale il nostro Paese ha fornito all’ente spaziale statunitense moduli di rifornimento logistico e un modulo abitativo sull’avamposto orbitante, in cambio di utilizzo scientifico e opportunità di volo supplementari. Samantha Cristoforetti resterà per circa sei mesi come membro effettivo dell’equipaggio della missione ISS 42/43, contribuendo allo svolgimento di tutti i compiti di ricerca, sperimentazione e manutenzione operativa del laboratorio spaziale. “Samantha Cristoforetti – ha dichiarato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston – una astronauta italiana tra le stelle! Questa è una notizia che fa bene all’Italia, ed il fatto che sia, per la prima volta, declinata al femminile ci rende doppiamente felici. Con Samantha l’Italia conferma il ruolo di leadership anche per numero di astronauti inviati nello Spazio”.
Samantha è la prima astronauta italiana, attualmente anche l’unica donna del corpo astronauti europeo, e la 60° donna a partire per lo Spazio. FUTURA è la seconda di lunga durata per l’ASI (dopo la missione VOLARE di Luca Parmitano): la permanenza sulla Stazione si concluderà con il rientro sulla Terra tra circa sei mesi, al momento pianificato per maggio 2015. Durante la missione, Samantha sarà impegnata in esperimenti scientifici per ESA e ASI, molti dei quali sono basati sul know how italiano: dovrà svolgere come membro di equipaggio della ISS un’ampia e articolata attività di sperimentazione. L’ASI, unica agenzia spaziale nazionale in Europa ad aver accesso diretto alle risorse di utilizzazione della ISS, ha selezionato e sviluppato per la missione di Samantha Cristoforetti nove progetti di ricerca scientifica e dimostrazione tecnologica italiani, che verranno svolti dalla nostra astronauta nei suoi sei mesi di permanenza a bordo della ISS, insieme a un altro progetto già presente sulla Stazione che sta raccogliendo dati da oltre tre anni: cinque progetti saranno dedicati allo studio di vari aspetti della fisiologia umana in condizioni di assenza di peso, due effettueranno analisi biologiche su campioni cellulari portati in microgravità; verrà inoltre portato e sperimentato a bordo della ISS un dimostratore per un processo di produzione automatizzato per la realizzazione di oggetti 3D in assenza di peso (stampa 3D), e una macchina a capsule multifunzione in grado di servire bevande calde, tra le quali anche il tipico “caffè espresso italiano”, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). I progetti sono stati ideati da Università, centri di ricerca, aziende e PMI italiane, e selezionati dall’ASI con i Bandi nazionali di Volo Umano e la Call per progetti di partenariato pubblico-privato per la utilizzazione della ISS. La Missione spaziale ISS 42/43 del settimo astronauta tricolore e prima italiana nello spazio, è stata battezzata FUTURA in seguito a una call for ideas lanciata a novembre 2013 dall’Agenzia Spaziale Italiana, dall’Agenzia Spaziale Europea e dall’Aeronautica Militare. L’iniziativa “Dai un nome alla Missione di Samantha Cristoforetti” ha avuto l’obiettivo di invitare il grande pubblico e tutti gli appassionati di tematiche spaziali, senza limiti di età, a contribuire all’ideazione del nome italiano ufficiale della Missione ISS 42/43. Tra le oltre mille proposte arrivate, FUTURA è stato il nome più proposto. Anche il logo di FUTURA è stato scelto in seguito a un contest rivolto al pubblico: rappresenta una ISS ‘stilizzata’ e la sua immaginaria orbita attorno alla Terra, sullo sfondo di un sole nascente e di una volta di stelle. Lo ha ideato Valerio Papeti, giovane dottore in Belle Arti di Torino.